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In attesa decisioni magistratura sul concordato preventivo.

ANSA) – ROMA, 22 FEB – L’incontro previsto per domani a palazzo Chigi sulla vertenza Eutelia/Agile e in generale il gruppo Omega e’ stato rinviato.

E’ quanto si legge in una lettera della presidenza del Consiglio firmata dal sottosegretario Gianni Letta, in cui si sottolinea la necessita’ di rinviarlo in attesa delle decisioni della magistratura sul concordato preventivo. La vicenda – spiega il segretario nazionale Fim-Cisl Sansone – riguarda riguarda circa 10mila persone del Gruppo Omega.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/02/22/visualizza_new.html_1706358576.html

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Dal tribunale di Novara le novità tardano ad arrivareSolidarietà ai manifestanti dal sindaco Olivo.

Dovranno attender ancora 48 ore i lavoratori Phonemedia prima di conoscere se l’azienda verrà o meno commissariata. Ieri il giudice fallimentare di Novara, dopo aver rifiutato la richiesta di concordato preventivo avanzata da Omega Spa, si è riservato di emettere la sentenza definitiva tra due giorni.
Al grido di «commissariamento subito» i lavoratori Phonemedia hanno manifestato davanti al Tribunale unendosi idealmente ai 7 mila dipendenti che in tutta Italia hanno fatto sentire per l’ennesima volta la loro voce di fronte ai vari Palazzi di giustizia. Hanno atteso per ore la decisione del giudice fallimentare di Novara, chiamato a pronunziarsi sulla richiesta avanzata da Cgil, Cisl e Uilche nei giorni scorsi si erano attivati per chiedere agli organi giurisdizionali l’avvio delle procedure per il commissariamento.
Sotto la pioggia i dipendenti dell call center di viale Magna Graecia hanno urlato la loro disperazione. «Siamo al limite della sopravvivenza, non riusciamo a mantenere più le nostre famiglie.Questa per noi è una giornata decisiva, finalmente sapremo quale sarà il nostro destino, niente più attese,siamo stanchi».
Non percepiscono più lo stipendio da più di cinque mesi gli operatori di Phonemedia, l’azienda fondata da Fabrizio Cazzago nel 2002, diventata nel giro di pochi anni un colosso nel settore dei call center. Almeno così sembrava, se consideriamo che l’azienda poteva contare su commesse quali Telecom, Enel, Vodafone e del fatto che la società arriva ad aprire succursali fino in Argentina e in Albania. Ma a fine 2008, complice la crisi economia, qualcosa non è andata per il verso giusto: gli stipendi cominciano ad essere pagati in due tranche, Cazzago si defila e nel luglio 2009 cede Phonemedia ad Omega spa che avrebbe dovuto risollevarne le sorti. E invece, tutti i dipendenti senza lavoro, senza contributi, né veramento del Tfr e senza un euro in tasca da più di 150 giorni. Dopo ripetuti appelli da parte dei lavoratori all’azienda ricambiati con altrettanti silenzi, pochi giorni fa, il gruppo Phonemedia-Omega ha inviato una lettera comunicando la sua disponibilità all’apertura di un tavolo regionale per la concessione degli ammortizzatori sociali.
«Indifferenti al dramma di uomini e donne lasciati da mesi senza retribuzioni – ha detto Daniele Carchidi, segretario provinciale della Slc Cgil – all’indomani dell’istanza di insolvenza presentata al tribunale di Novara, questi signori si sono accorti che ci sono migliaia di persone in seria difficoltà. Troppo tardi, è sotto gli occhi di tutti la strumentalità di questa richiesta, che di fatto usa il bisogno dei lavoratori, come manovra per evitare il commissariamento». La lettera, in base a quanto riferito dalla Cgil non sarebbe nemmeno attendibile: manca, a loro dire sulla missiva, la data in cui dovrebbe tenersi il tavolo delle trattative e la firma sarebbe illegibile.
«La cosa migliore è che il tribunale di Novara – ha aggiunto Franco Arena segretario provinciale Slc Cgil – si pronunci dichirando l’insolvenza dell’azienda, solo con la nomina del commissario potrà essere garantita la cassa integrazione in deroga e sperare di rilanciare l’attività dando nuove possibilità occupazionali ai lavoratori. Non vogliamo che la cassa integrazione venga concessa ad un’azienda assente che si è rivelata un’ interlocutrice inaffidabile. Non lasceremo la vita di queste persone appesa ad Omega».
Al fianco dei lavoratori c’era anche il primo cittadino Rosario Olivo, l’unica istituzione che ha sostenuto la battaglia dei lavoratori fin dall’inizio. «Solidarietà consapevole e non formale con i lavoratori e con la rappresentanza sindacale. Mi auguro, anzi ne sono certo – ha affermato il sindaco – che si andrà nella direzione del comissariamento. Troppe sono le furbate messe in atto da predoni che hanno lasciato lavoratori e lavoratrici in mezzo ad una strada. Nel caso in cui le cose non dovessero andare come ci auguriamo, troveremo strade alternative dove tutte le istituzioni, nessuna esclusa, saranno chiamate a stare al fianco di questi lavoratori. Di fronte ad un dramma sociale nessuno può diventare sordo, nessuno può tirarsi indietro».
I lavoratori avrebbero voluto che in piazza «almeno per una volta» ci fosse stata anche il presidente della Provincia Wanda Ferro, che ha, però, delegato il consigliere Emilio Verrengia. «L’Ente intermedio più volte ha sollecitato la Regione ad un intervento, richiamando l’attenzione su quegli 11 milioni di euro stanziati e gestiti chissà come. La Provincia, fermo restando le competenze, sarà vicina ai lavoratori».
Oggi altro incontro a Roma nella sede del Ministero dello Sviluppo economico con la triplice e la presidenza del Consiglio dei ministri per discutere della situazione dei call center in Italia e concertare forme di controllo. Una regolamentazione della materia per evitare il moltiplicarsi di società di call center, che generano calo dei prezzi, svalutazione del mercato delle telecomunicazioni e conseguente licenziamento dei lavoratori.
Autore Gabriella Passariello
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Lunedì 22 febbraio sit-in davanti al tribunale

“Sciopero permanente per la persistente, drammatica situazione complessiva delle società del perimetro Phonemedia, che conta diverse migliaia di lavoratori in Italia, e quindi dell’azienda Multimedia Planet, con diverse centinaia di addetti in Puglia”. È quanto si legge in una nota della Slc pugliese, che parla di “stipendi non pagati da mesi che mettono in gravissima difficoltà i lavoratori colpiti nella loro dignità personale e professionale”.

Lunedì prossimo, 22 febbraio, si terrà un sit-in di protesta dalle ore 15 alle 17 davanti alla sede del tribunale di Bari in piazza De Nicola.

Affermano i segretari Maria Luigia Bucci (Slc Cgil Bari) e Giovanni Russo (Slc Cgil Puglia): “Solo un pronunciamento da parte dei giudici dei tribunali interessati sulla dichiarazione dello stato di insolvenza per Phonemedia, con relativo commissariamento (quindi amministrazione straordinaria) può aprire una fase nuova con l’attivazione di misure di sostegno al reddito, con ammortizzatori sociali in deroga, abbinati al rilancio occupazionale dei lavoratori in ambienti lavorativi sani”.
fonte:  http://www.rassegna.it/articoli/2010/02/17/58502/call-center-phonemedia-sciopero-oltranza-a-bari

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(AGI) – Sanremo, 16 feb. – Una delegazione dei lavoratori della ‘Phonemedia’ di Novara, appartenenti alla Federazione italiana dei giovani comunisti, ha inscenato una singolare protesta, questo pomeriggio, a Sanremo, per portare all’attenzione del pubblico e dei media del Festival la loro drastica condizione di lavoro, che vede gli operatori del call center non percepire lo stipendio da cinque mesi. “Phonemedia, 7.000 dipendenti senza diritto di parola” e “Voi cantate, ai lavoratori le suonano” sono alcuni degli slogan che hanno mostrato nel corso di un concertino, con tanto di amplificatori e microfoni, improvvisato nella centralissima piazza Colombo. Intonando le note di ‘Noi siamo i vatussi’, una decina di lavoratori del call center, al centro di una travagliata situazione societaria, hanno cantato il loro disagio parafrasando la nota canzone. L’auspicio degli operatori del call center, recentemente passati alla Omega, e’ che la nuova societa’ venga commissariata per ridare speranza e garanzie ai tanti lavoratori. (AGI) Cli/Chi/ge/sim

Fonte:  http://www.agi.it/genova/notizie/201002162000-cro-rt10314-sanremo_lavoratori_phonemedia_protestano_al_festival

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Grinta ed amarezza ieri mattina in Via Eliodoro Sollima, dove diversi lavoratori hanno dato vita ad una manifestazione di protesta, indetta dal Comitato Spontaneo Multimedia Planet in collaborazione con il Circolo “Che Guevara”, nei confronti delle società del gruppo Phonemedia, i cui 7000 dipendenti non ricevono gli stipendi ormai da 5 mesi. La manifestazione aderiva ad una campagna nazionale, si è tenuta di fronte la sede di una società collegata al gruppo incriminato, ed è stata animata da tanti lavoratori muniti di megafono e striscioni realizzati per reclamare dei diritti finora calpestati; diritti a gran voce ricordati anche ai rappresentanti delle forze dell’ordine presenti sul posto per scongiurare eccessivi disordini, che in realtà non si sono verificata. “Siamo in protesta da diversi mesi, ma in occupazione presso la nostra sede principale di Trapani, che si trova in Via Formica, dal 12 gennaio – dice a nomi di tanti lavoratori Bice Pappa – Circa un centinaio di persone che manifestano non solo perchè non ci pagano e abbiamo perso gli stipendi, ma anche perchè si sono venute a creare altre forme dello stesso lavoro nell’hinterland trapanese rubando le nostre commesse. Non abbiamo alcuna prospettiva – ribadisce la Pappa – siamo senza speranze, aggrappati solo al commissariamento dell’azienda, che però non arriva mai. Una cosa ci preme far presente al Governo nazionale e locale, e cioè che ci sono delle persone che sfruttano i finanziamenti e i contributi dello Stato per danneggiare l’occupazione già abbastanza in crisi. E’ importante che si sappia che si stanno facendo morire 920 persone di fame per attivare altri call center grazie ai quali recuperare contributi e le 488 statali e regionali ecc…”. Duro lo sfogo dei lavoratori che ribadiscono: “Non abbiamo ricevuto il sostegno vero di alcun rappresentante politico. Durante i primi giorni dell’occupazione abbiamo verificato la vicinanza di alcuni rappresentanti delle istituzioni, ma è stato qualcosa di fittizio. I politici venivano al call center quando questo era in auge per fare passerella, adesso nessuno viene a darci risposte e sostegno”. Accanto ai lavoratori in protesta ieri mattina anche il Circolo “Che Guevara” rappresentato da Francesco Angileri. “Siamo sempre dalla parte di tutti i lavoratori soprattutto se sfruttati – dice quest’ultimo – vogliamo scongiurare che si possa ripetere anche a Marsala questo increscioso fenomeno dello sfruttamento di molti giovani così come è successo a Trapani. Ma la nostra posizione naturalmente è quella di chi è vicina a queste famiglie rimaste drammaticamente senza stipendio”.

Fonte: http://a.marsala.it/economia/lavoro/12353-ieri-la-protesta-dei-call-center-parlano-i-protagonisti.html

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Centomila euro per i lavoratori e le famiglie della Phonemedia. E’ il risultato di un vertice sulla crisi di Phonemedia tra l’assessore regionale Gianni Rossoni e l’assessore provinciale al lavoro Giuliana Colombo. L’azienda – che conta complessivamente 6mila dipendenti in diverse regioni italiane, 230 solo a Monza, opera nel capoluogo monzese prevalentemente su commesse di importanti gestori della telecomunicazione.

Dopo il recente passaggio di proprietà, a metà del 2009 ha dichiarato la propria difficoltà a garantire gli stipendi ai dipendenti, i quali ad oggi continuano a non percepire alcuna retribuzione. Per far fronte all’emergenza, Regione Lombardia ha varato un pacchetto di voucher conciliativi da 350 euro mensili, mentre la Provincia MB ha stanziato 100mila euro per l’erogazione di buoni sociali.

I due assessori hanno concordato – al termine della riunione – di chiedere un incontro urgente al Prefetto Valerio Lombardi, alla Presenza di Renato Saccone, Prefetto per MB: «A questo punto serve una presa di posizione chiara – spiega Dario Allevi, Presidente della Provincia MB – e siamo pronti a chiedere l’intervento del Ministero perché nomini al più presto un commissario per l’azienda, consentendo così ai dipendenti di poter accedere agli ammortizzatori sociali».

Inoltre la Giunta provinciale ha approvato all’unanimità – su proposta di Giuliana Colombo, Assessore alle Politiche Sociali – lo stanziamento di 100mila euro da destinare alla realizzazione di un programma sperimentale straordinario di sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà a causa della crisi economica. Il bando, attivo da oggi, 9 febbraio fino al 2 marzo 2010, prevede l’erogazione di buoni sociali, da un minino di 500 euro a un massimo di 1.500 euro, da destinare a tutti i lavoratori dipendenti residenti nella Provincia MB esclusi da ammortizzatori sociali, che non ricevono la regolare retribuzione da almeno tre mesi.

Autore:

Scritto da Marco Mologni   
Mercoledì 10 Febbraio 2010

Fonte: http://www.mbnews.it/economia/100-economia/12221-monza-100mila-euro-per-i-lavoratori-e-le-famiglie-della-phonemedia.html

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MILANO – Sette mila lavoratori, da Catanzaro a Novara, senza stipendio da quattro mesi. Sono gli operatori di Phonemedia, azienda fondata nel 2002 da Fabrizio Cazzago e diventata nel giro di pochi anni un colosso nel settore dei call center, almeno così sembrava: clienti come Telecom, Enel, Vodafone, Avon, Seat ma anche Regioni, Asl e Comuni. Tutto pare andare per il meglio, tanto che l’azienda arriva ad aprire succursali fino in Argentina e in Albania; ma a fine 2008, complice la crisi economica, qualcosa cambia: gli stipendi iniziano a essere pagati in due tranche, Cazzago si sfila e a luglio 2009 cede Phonemedia nelle mani di Omega Spa, già nota per altre acquisizioni come quella di Agile, finita con un migliaio di licenziamenti.

LA PROTESTA - Non basta: i lavoratori denunciano ritardi nel pagamento dei contributi, il mancato versamento del Tfr e, da settembre 2009, cominciano a non ricevere più un euro. Il lavoro c’è, le commesse non mancano, eppure nessuno li paga e allora inizia la protesta: i dipendenti occupano con le brande le sedi di lavoro. A Novara l’occupazione dura ormai da più di due mesi. Per gli operatori niente mobilità e, finora, niente cassa integrazione nonostante – notizia delle ultime ore – Omega, dopo la richiesta di insolvenza avanzata dai sindacati, abbia dato la propria disponibilità a discutere la cig a livello regionale: un ‘ipotesi che allarma ancora di più i lavoratori, perché avvicinerebbe una possibile istanza di fallimento.

Autore:  G. Alari e G. Gaetano

Fonte: http://www.corriere.it/economia/10_febbraio_05/rcd-phonemedia-senza-stpendio_a795e1d2-1243-11df-b50d-00144f02aabe.shtml

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Phonemedia e Omnia Network chiudono i battenti e lasciano allo sbaraglio 10 mila dipendenti, ma non sono le uniche realtà colpite – Dietro si nasconde una galassia di piccole aziende in crisi: circa cinquanta marchi per un totale di 50 mila lavoratori – Il più grande fa 180 milioni di euro di fatturato, poi ce ne sono due da 50 milioni e così via fino a quelli più piccoli destinati a scomparire.

Se per l’esercito dei cerca-lavoro rappresentavano finora uno dei pochi appigli rimasti contro la disoccupazione, adesso anche i call center risentono della crisi.

Si chiamano Phonemedia e Omnia Network, chiudono i battenti e lasciano allo sbaraglio 10 mila dipendenti.  I lavoratori da mesi non ricevono la busta paga, sono in bilico e non hanno nemmeno la possibilità di licenziarsi. Le sedi sono rimaste vuote, sgomberate per sfratto e così a Trino Vercellese, Novara, Ivrea, Palermo, Catanzaro, Bari, Napoli, Milano, Cagliari crolla anche il mito del lavoro malpagato ma vero.

Nonostante i tentativi di rianimarli, nonostante le manifestazioni, le proteste e le vertenze in corso in tutta la penisola i call center collassano.

«Siamo arrivati a un punto di non ritorno per i call center», dice Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil. «O si punta a trasformarlo davvero in un’industria, oppure si precipita nell’abisso».

Phonemedia e Omnia Network però non sono le uniche realtà colpite. Dietro di loro si nasconde una galassia di piccole aziende in crisi: circa cinquanta marchi per un totale di 50 mila lavoratori. Il più grande fa 180 milioni di euro di fatturato, poi ce ne sono due da 50 milioni e così via fino a quelli più piccoli destinati a scomparire.

«Cooperative non riconosciute, sottoscala dove si continua a sottopagare gli operatori, se va bene con contratti a progetto. Ma in alcuni casi non li pagano proprio. Anzi, addirittura li derubano: non versano i contributi all’Inps, non effettuano i versamenti per l’assistenza sanitaria, s’impossessano del quinto dello stipendio» dice Renato Rabellino, segretario di Slc-Cgil Piemonte.

«Abbiamo tre ordini di problemi da risolvere» dice ancora Miceli. «C’è quello dei riders, gli imprenditori che si sono gettati nel business in tempi più floridi, mettendo su call center per guadagnare in tempi brevi e a scopi speculativi. Non hanno puntato sulla qualità, e al momento della contrazione del mercato sono saltati. Non prima di aver rastrellato tutto il denaro possibile ed essersi lasciati dietro le spalle migliaia di posti di lavoro in dissoluzione».

«Cala la domanda, calano gli ordini, cala il valore delle commesse. Su questo fronte è meno peggio che in altri comparti, perché l’italiano non è parlato ovunque, ed è ancora un valore aggiunto» spiega Miceli. «Sì, però anche i gruppi italiani, come ad esempio Telecom, dovrebbero rifiutarsi di veder finire i call center in Tunisia», denuncia Rabellino.

I sindacati si sono mossi: per Phonemedia  hanno presentato istanza d’insolvenza al tribunale di Novara, e richiesta di commissariamento. Per Omnia Network alcuni creditori hanno avanzato istanza di fallimento. Le due aziende hanno richiesto la cassa integrazione, ma i gruppi a tutela dei lavoratori si oppongono.

Altro problema che fa tremare i call center sono i contratti: vietati quelli a progetto nel 2006 con la legge Damiano e trasformati in indeterminati, poi sono arrivati gli incentivi statali per le aziende e così si sono moltiplicati i call center in tutta Italia, specialmente nel meridione.  «Ci sono città che sono bombe sociali pronte a scoppiare. E non solo nel Sud. A Ivrea, ad esempio, che rischia di diventare una Sheffield» avverte Miceli.

I sindacati, intanto, dopo aver stabilizzato 25 mila posizioni, ora vogliono un confronto con il governo per i call center a rischio crac. Il 12 e il 22 febbraio prossimi ci sono due riunioni in agenda al ministero per lo Sviluppo economico perché anche gli incentivi sono in scadenza.

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/chiudono-le-fabbriche-del-lavoro-grigio-il-call-center-non-squilla-piu-236846/

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Negli ultimi giorni si è finalmente sentito parlare del caso Phonemedia, caso che interessa circa 7mila lavoratori, di cui 5.200 su territorio nazionale. La storia di questa azienda ha inizio nel 2002, quando il geometra Fabrizio Cazzago decide di fondare la Phonetika S.p.a., comincia con circa 300 operatori e dopo due anni, la ormai Phonemedia ha un giro d’affari di svariati milioni, tanto che acquisisce strutture e personale in Argentina.

Nel 2005 l’azienda viene riconosciuta leader italiano nel settore contact center e outbound, l’imprenditore, poi, nel 2006 acquisisce la WCCR S.r.l. determinando, così, un ampliamento sia delle proprie strutture sia delle proprie risorse economiche e umane, proponendo un’offerta di servizi  evoluti e qualificati a molteplici aziende. Nel 2007 e 2008 continua l’ascesa passando per l’acquisizione di Answers S.p.a, Omniacall S.p.a., Televoce S.p.a., nonostante la crisi economica, il gruppo attua politiche conservative, continua l’acquisizione di aziende affini e cosa ancora più eccezionale trasforma molti contratti di tipo collaborativo o precario in contratti a tempo indeterminato per accaparrarsi i fondi regionali POR e i fondi europei di incentivo alle assunzioni.

Phonemedia entra in crisi – nonostante vanti una clientela che abbraccia la maggior parte del panorama industriale italiano: Telecom Italia, Vodafone, Wind alcuni nomi – da dicembre  2008 comincia a pagare gli stipendi in due tranches, il 10 e il 20 di ogni mese, ma i ritardi si fanno sempre più frequenti e preoccupanti, ritardi che si riscontrano anche nel versamento dei contributi previdenziali, del trattamento di fine rapporto e dei fondi esterni. In luglio, Fabrizio Cazzago, nonostante l’assegnazione di un maxi finanziamento, decide di cedere al gruppo Omega S.p.a., amministrato da  Sebastiano Liori, noto per la recente acquisizione di Agile S.p.a, già amministratore unico di quattro società in fallimento e in più coinvolto nel crack Arbatax.

Per i 5.200 lavoratori delle sedi di Bari, Bitritto, Bologna, Catanzaro, Casalecchio di Reno, Monza, Novara, Pistoia, Trapani, Trino Vercellese, Vibo Valentia, e per quelli delle sedi in Argentina, Albania e Romania, tutto ciò significa niente lavoro, niente stipendi, niente cassa integrazione e niente mobilità perché non c’è uno stato di crisi dichiarato. Questa situazione scandalosa si protrae da più di tre mesi, richiamando solo ora l’attenzione pubblica, nonostante lavoratori e sindacati si siano mossi organizzando assemblee permanenti, scioperi, presidi su tutto il territorio nazionale. Si spera che la vicenda mediatica porti ad una soluzione, forse il 17 febbraio ci sarà il commissariamento dell’azienda, in più alcune istituzioni si sono mosse a favore dei lavoratori. La Regione Calabria chiederà per i 2.200 impiegati dei call center di Catanzaro e Vibo Valentia la cassa integrazione, ad interessarsene il Presidente Agazio Loiero, in più, qualora dovessero esserci i presupposti si chiederà alle banche di anticipare i crediti vantati dai lavoratori Phonemedia. Da una nota della Cgil presente negli stabilimenti calabresi si legge “stiamo lavorando per ottenere un incontro con i responsabili dell’azienda al fine di richiedere l’attivazione degli ammortizzatori sociali”.

I lavoratori sono sempre più esasperati da questa situazione, minacciando in alcuni casi gesti violenti, molti dichiarano di aver creduto in quel lavoro e in quell’azienda e si chiedono dove sono finiti i milioni di euro di incentivi europei e statali che la phonemedia ha intascato negli anni scorsi, soprattutto, sarebbe compito dell’autorità giudiziaria far luce sulle attività di un’azienda che ha incamerato grossi profitti ed è ora insolvente.

Fonte: http://www.levanteonline.net/italia/cronaca/831-phonemedia-lo-strano-caso-non-e-in-crisi-ma-non-paga-gli-stipendi.html

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(ANSA) – PISTOIA, 2 FEB – Il Gruppo Omega è intenzionato ad avviare la procedura di concordato preventivo del call center Answers con sede a Pistoia, quindi di cedere in affitto e, in un secondo momento, di trasferire definitivamente al gruppo Call & Call le attività dell’azienda pistoiese. A dare l’annuncio sono stati i legali di Omega oggi nel corso dell’udienza di fronte al tribunale di Pistoia, chiamata a decidere sull’istanza di fallimento presentata dalla Cgil di Pistoia. Answers occupa oltre 500 addetti. Umberto Costamagna, presidente di Call & Call ha confermato in udienza l’interesse all’operazione e in caso di conclusione positiva, l’attività potrebbe riprendere già lunedì 22 febbraio. Il giudice ha rinviato il procedimento all’udienza al 21 aprile fissando un termine intermedio al 24 febbraio per verificare se nel frattempo sia stato stipulato il contratto di affitto da Omega a Call & Call. In un comunicato la Cgil di Pistoia definisce il rinvio al 24 febbraio un “risultato molto importante perché fissa un tempo preciso e ravvicinato entro il quale potrebbe realizzarsi l’auspicata svolta di una vertenza che riguarda più di 500 persone nella provincia di Pistoia”. Il sindacato manifesta tuttavia prudenza “nei confronti della dirigenza di Answers-Phonemedia-Omega che non ha fatto della linearità dei comportamenti e della correttezza il proprio tratto distintivo”. (ANSA).

Fonte: regione.toscana.it  http://www.regione.toscana.it/regione/opencms/RT/sito-RT/Contenuti/notiziari/fonti_esterne/ansa/notiziario/visualizza_asset.html?id=183267&pagename=503

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