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Bonus di 333 euro aumentabili fino a 416. Un  provvedimento inserito nella Finanziaria 2010 per il rilancio dell’occupazione in Sicilia: martedì 9 febbraio andrà in commissione.

 L’assessorato regionale al Bilancio  ha inserito un provvedimento nell’ultima Finanziaria, che comprende incentivi economici ai datori di lavoro per favorire l’occupazione a tempo indeterminato. Per ogni assunto a tempo indeterminato ci sarà un bonus di 333 euro mensili, aumentabili a 416 nel caso di donne che rientrino nella categoria di lavoratore svantaggiato. Questi contributi sono  destinati ai datori di lavoro che tra il primo gennaio 2010 e il 31 dicembre 2011 incrementeranno il numero di dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

Seguiranno anche le altre Regioni queste iniziative a sostegno del mondo del lavoro.

Sulle linee dei call center italiani si sentono i primi disturbi. Segnali che annunciano licenziamenti in alcune aziende sparse per lo stivale. Ma in «Call & Call», azienda capofila dell’ omonimo network che raccoglie otto società, il piccolo esercito di addetti armati di cuffia e computer dorme sonni tranquilli. «Non nego che la crisi globale coinvolga anche il nostro settore – esordisce Umberto Costamagna, fondatore della Call & Call Holding e presidente di Assocontact – ma noi abbiamo sempre investito in qualificate risorse del personale. E i risultati non sono mancati. Basti ricordare che dal 2007 al 2008 il fatturato è aumentato del 40% e in sette anni abbiamo stabilizzato, con contratti a tempo indeterminato, ben 1600 persone. Gli ultimi 246, lo dico con orgoglio, nella nostra sede di Locri. Una scelta agevolata anche da finanziamenti della Regione Calabria. Credetemi, investimenti come questi valgono più di un operazione contro la criminalità organizzata». E per il 2009? «Prevediamo un aumento del fatturato del 10% e un incremento delle assunzioni del 5%. Sostituendo subito chi, soltanto per sua scelta, decida di cambiare lavoro e andare via. E poi questo sarà l’ anno della selezione naturale dei nostri clienti: diremo no alle aziende committenti che offriranno contratti al ribasso. Devono capire che chi investe in qualità fa il bene delle imprese e offre un futuro ai lavoratori». Eppure il mondo dei call center, negli anni, è diventato sinonimo di precarietà e sfruttamento, al punto che i cosiddetti telefonisti sono stati definiti «la classe operaia del terzo millennio». A sentir parlare Costamagna, invece, quello stesso mondo sembra quasi un’ isola felice, lontana mille miglia dal film che vide protagonista la Ferilli diretta da Virzì. «Negare che fino al 2000 ci siano stati molti avventurieri, sarebbe sciocco – ammette il fondatore di Call & Call -. Certo anche oggi esistono imprenditori borderline, ma sono davvero marginali. Da due anni a questa parte, poi, grazie a un accordo con governo e sindacati, all’ adesione al contratto delle telecomunicazioni e all’ obbligo di assumere a tempo indeterminato gli addetti inbound, abbiamo intrapreso un’ ottima strada». L’ importante, però, è che i disturbi della crisi globale non diventino frastuoni. «Un’ idea per affrontare l’ arrivo di ulteriori complicazioni economiche, Assocontact ce l’ ha: – conclude Costamagna – trasformare collaboratori a progetto in lavoratori a tempo indeterminato. Lo stipendio? Il 70% con retribuzione fissa e il 30% legato alla produttività. Un’ ipotesi da discutere con l’ apertura di un tavolo sulla flessibilità». MICHELE AVITABILE CALL & CALL D al mare delle Cinque Terre alla Madonnina. L’ avventura imprenditoriale di «Call & Call», azienda fondata nel 2001 da Umberto Costamagna e diventata oggi un network di 8 società, è nata dall’ idea di uno spezino trapiantato a Milano. Da allora ne sono arrivate di telefonate. Tanto che nel 2008 «Call & Call Holding» ha fatturato 30 milioni di euro (+40% rispetto al 2007), impiegando 2000 operatori telefonici. La filosofia societaria? Realizzare call center a misura d’ uomo, dove il responsabile possa chiamare per nome ogni dipendente. Tra i principali clienti ci sono aziende di telecomunicazione, della pubblica amministrazione, dell’ editoria, e del settore energia. Al fianco degli investimenti tecnologici, la holding punta su formazione e offerta di particolari servizi al personale: dall’ adesione a un gruppo di acquisto equo solidale, che permette ai dipendenti di comprare merci sul posto di lavoro, alla nascita di «Libeccio», organ house scritto dagli operatori. M. A.

Autore: Avitabile Michele

Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/26/Dialogo_tra_parti_per_isolare_ce_0_090126036.shtml

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Pistoia 18.02.2010

Finalmente per i Dipendenti di Answers S.p.A. l’ attesa è finita.

Dopo giorni di un’ attesa sempre piu’ spasmodica, quando la scadenza imposta dal Tribunale di Pistoia si avvicinava inesorabile, l’accordo e’ stato sottoscritto. 

Per tutto il giorno i Dipendenti,  da mesi in Assemblea Permanente, hanno aspettato una telefonata dai vertici di Call & Call, a conferma dell’avvenuto perfezionamento del contratto di affitto di azienda e relativo alla ripresa delle attività lavorative dell’azienda pistoiese.

Un’attesa sempre piu’ snervante, in un vortice di conferme e smentite.  Alle 19.30 un gruppetto si sposta al Bar Giulia, per una pausa, per scacciare con un brindisi  l’attesa.

E mai brindisi fu piu’ beneaugurante, al “mitico” Giacomelli, una delle tante colonne portanti di questa Assemblea Permante, squilla il cellulare e un  urlo “è fatta …hanno firmato”  fa girare tutti gli altri avventori e abbracciare e saltare i nostri. 

E poi squilla anche quello di Nicola e poi ……..,……e poi una corsa in auto fino al piazzale dell’Answers,  suonando all’impazzata il clacson, le auto che intorno si fermano, stupite.

E a quel punto l’abbracciarsi e saltare diventa generale, cinquanta, sessanta e poi cento dipendenti, che aumentano in pochi minuti, chiamati dal tam tam degli sms, di facebook, di squilli dei cellulari.

E poi, tra baci e abbracci, e lacrime, ecco  le bottiglie di spumante, gelosamente custodite.

E tra i tanti brindisi mi ritrovo a farne uno con Valter, Valter Bartolini.  -Una delle altre, tante, colonne. -

Gli chiedo un commento e mi risponde con un sorriso….”lo spumante non e’ buono”.

Mi sorridi Valter perche’ lo sai che e’ il migliore spumante che abbiamo mai bevuto, invecchiato per i 101 giorni della Assemblea Permanente, con il sapore fruttato e aspro della lotta, della passione e della speranza.

E sull’etichetta, per sempre, l’ immagine dei 560 Dipendenti di Answers.

E allora……GRAZIE.

Armando Alibrandi

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(AGI) – Sanremo, 16 feb. – Una delegazione dei lavoratori della ‘Phonemedia’ di Novara, appartenenti alla Federazione italiana dei giovani comunisti, ha inscenato una singolare protesta, questo pomeriggio, a Sanremo, per portare all’attenzione del pubblico e dei media del Festival la loro drastica condizione di lavoro, che vede gli operatori del call center non percepire lo stipendio da cinque mesi. “Phonemedia, 7.000 dipendenti senza diritto di parola” e “Voi cantate, ai lavoratori le suonano” sono alcuni degli slogan che hanno mostrato nel corso di un concertino, con tanto di amplificatori e microfoni, improvvisato nella centralissima piazza Colombo. Intonando le note di ‘Noi siamo i vatussi’, una decina di lavoratori del call center, al centro di una travagliata situazione societaria, hanno cantato il loro disagio parafrasando la nota canzone. L’auspicio degli operatori del call center, recentemente passati alla Omega, e’ che la nuova societa’ venga commissariata per ridare speranza e garanzie ai tanti lavoratori. (AGI) Cli/Chi/ge/sim

Fonte:  http://www.agi.it/genova/notizie/201002162000-cro-rt10314-sanremo_lavoratori_phonemedia_protestano_al_festival

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Non trasferire il call center. Evitare i turni massacranti. 
Protesta degli operatori Telecom che chiedono chiarezza sul futuro.

«I call center non devono essere delocalizzati. Non accettiamo una politica che possa in futuro prevedere tagli al personale e turni lavorativi massacranti che penalizzano la sfera familiare e personale dei lavoratori. Non siamo delle macchine». Alzano la voce i lavoratori dei call center Telecom,che ieri hanno manifestato davanti a Piazza Prefettura per protestare contro il rischio che l’azienda possa cedere alcuni rami d’attività ad altri Gruppi di telecomunicazione «senza palesare il piano aziendale». Uno sciopero preventivo per dire no all’esternalizzazione dei customer service.
Chiedono chiarezza gli operatori Telecom in merito alle indiscrezioni di questi ultimi giorni che parlano di una possibile fusione tra Telecom e Telefonica, con conseguente cessione delle attività dei call center 119 ,191 e 187, della gestione risorse umane e di alcuni settori dell’assistenza tecnica. «Attendiamo dall’azienda un piano industriale di vero sviluppo che tuteli l’occupazione, lottiamo per il rientro in Italia del lavoro ceduto all’estero e sottopagato e chiediamo la convocazione delle parti sociali». I lavoratori Telecom chiedono l’istituzione di un osservatorio regionale per controllare la serietà di aziende «che chiedono di impegnarsi, in un settore come quello delle telecomunicazioni diventato ormai una giungla di illegalità, senza pianificare una reale occupazione che dia stabilità ai lavoratori. Vogliamo evitare che vengano erogati finanziamenti comunitari ad imprenditori che usano il lavoro degli altri per arricchirsi. Siamo preoccupati – ha affermato il segretario regionale dell’Ugl Telecominicazioni Domenico Provenzano – c’è il serio pericolo che l’azienda venga data a persone che non hanno una forte base economica e la conseguenza sarebbe che tra due, tre anni ci sarebbero altri lavoratori a spasso, in un territorio che non ha bisogno di altri disoccupati».
Sono in allarme i lavoratori Telecom per l’abbandono dal territorio delle più importanti aziende di telecomunicazione. «La Calabria è svuotata della sua forza lavoro e dei suoi contenuti. Abbiamo perso anche la direzione regionale Telecom trasferita a Napoli. L’azienda – ha aggiunto l’Ugl – intende creare tre poli: una al Nord con sede a Milano, un’ altra a Roma e al Sud? Di Calabria nemmeno a parlarne. Basta vedere la vicenda che ha coinvolto i lavoratori Phonemedia dove circa 2500 posti di lavoro rischiano di andare in fumo a causa di “predoni” senza scrupoli che arrivano in Calabria per investire e poi da un giorno all’altro le persone si trovano senza un lavoro. Le storie di aziende come Eutelia e Phonemedia ci insegnano che i grandi competitors usano piccoli e medi call center per abbattere il costo del lavoro e massimizzare i profitti». Al sit-in di protesta erano anche presenti le segretarie provinciali dell’Ugl di Catanzaro, Reggio Calabria, Locri e Cosenza rispettivamente Sandro Sestito e Domenico Mazzei, Livio Cutrupi, Anna Capogreco e Guglielmo Nucci. Il sindacato ha annunciato che nei prossimi giorni ci saranno altre manifestazioni e verrà indetta una conferenza stampa «per evitare che questo territorio venga privato ulteriormente di altri posti di lavoro».
Autore: (ga.pa.)
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CAGLIARI – Sono almeno 30 mila per gli organizzatori (20 mila per la Questura) i partecipanti alla manifestazione unitaria a Cagliari per lo sciopero generale di 24 ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil per denunciare la crisi devastante del tessuto economico e produttivo della Sardegna. In testa al corteo, nel quale ci sono molte sciarpe tricolori dei sindaci e quelle azzurre dei presidenti delle Province, uno striscione con lo slogan “lavoro, sviluppo, autogoverno: dalla crisi alle opportunita”. Subito dopo la delegazione di lavoratori dell’Alcoa, e delle altre aziende in stato di crisi di tutte le aree industriali dell’isola. Presenti anche delegazioni delle associazioni, della Chiesa, e di tutti i comparti produttivi. Il corteo, dopo aver attraversato il centro cittadino, si concluderà in piazza Yenne, con gli interventi dei leader sindacali.

I sindacati, le associazioni, la chiesa e gli enti locali sono accanto a lavoratori, disoccupati, pensionati e studenti per chiedere alle istituzioni regionali e al Governo nazionale strumenti e strategie per arginare gli effetti di un mercato in difficoltà che sta portando diverse aziende, soprattutto della grande industria guidata dalle multinazionali straniere, a chiudere gli stabilimenti nell’Isola.

Emblematico il caso dell’Alcoa di Portovesme, dove anche ieri la tensione era alle stelle e i dirigenti aziendali sono stati allontanati dai lavoratori che, appena rientrati da Roma, si preparano a manifestare nuovamente a Cagliari. La multinazionale statunitense chiede garanzie sul costo dell’energia e la copertura del Governo in caso di eventuali sanzioni Ue. L’azienda ha minacciato di mettere in cassa integrazione 450 operai del Sulcis, chiudendo gli impianti, contro il parere negativo dei lavoratori, dei sindacati e dello stesso Governo che, pur lavorando per trovare una soluzione in sede comunitaria, ha intimato: “niente decisioni unilaterali”. “Siamo molto impegnati. Stiamo lavorando e confidiamo di garantire la continuità produttiva”, ha sottolineato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Ma nella lunga lista delle aziende in crisi – i sindacati ne contano almeno 600 con circa 12 mila addetti che usufruiscono degli ammortizzatori sociali – ci sono tutti i distretti industriali, dalla metallurgia alla chimica di Ottana, per le quali vi sarebbe qualche spiraglio, a quella di Porto Torres, con gli operai ancora in cima alla Torre aragonese in attesa di risposte. Non mancano anche le vertenze degli altri territori e di altre attività produttive: il settore manifatturiero, quello lapideo, l’agroalimentare e l’edilizia. In piazza anche i problemi del pubblico impiego, in primis la scuola, e dei precari di oggi e di domani.

“La situazione è drammatica in tutti i territori, in tutte le fasce d’età e la povertà relativa avanza – hanno spiegato i sindacati – serve una svolta che passi attraverso la verifica degli impegni presi con l’intesa istituzionale di programma, la rivisitazione del piano di rinascita o sviluppo che contenga una strategia industriale, un piano pluriennale per il lavoro e di contrasto alle povertà ed il riconoscimento del gap insulare”. “Lavoro, sviluppo, autogoverno: dalla crisi alle opportunità”, con questo striscione unitario si aprirà il corteo che sarà concluso dai comizi dei sindacalisti.

I lavoratori delle maggiori aree di crisi sono quelli Portovesme (Sulcis-Iglesiente), Ottana (Centro Sardegna) e Porto Torres (Sassari). Non è solo però il comparto industriale, con chimica e servizi, a essere in crisi.

L’Istat ha rilevato nel primo trimestre 2009 un tasso di disoccupazione in Sardegna al 14,1%, mentre il tasso di occupazione è sceso al 49,4% e il tasso di attività al 57,6%. L’industria, da sola, ha perso 10 mila posti di lavoro negli ultimi dodici mesi. Anche agricoltura e pastorizia, con 60 mila piccole imprese e oltre 12 mila addetti dell’indotto e della trasformazione, è in stato di pre-agonia.

- ALCOA – La minacciata chiusura dello stabilimento sardo di Portovesme rischia di lasciare senza lavoro, comprese le ditte dell’indotto, circa 2.000 persone.

- VINYLS – A Porto Torres continua l’occupazione della torre aragonese. Il disimpegno dell’Eni continua a bloccare gli impianti Vinyls di tutto il comparto chimico sardo dove sono impiegati alcune migliaia di persone, compreso l’indotto.

- EQUIPOLYMERS – La trattativa condotta dal Gruppo Clivati in tandem con la thailandese Indorama per rilevare la fabbrica sarda di Pet di Ottana sembra vicina a una svolta, ma oltre ai 120 dipendenti diretti, in gioco ci sono altri 1.700 posti di lavoro dell’area industriale del Centro Sardegna.

Fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/05/visualizza_new.html_1681159287.html

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