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I lavoratori Phonemedia stamattina hanno aperto i cancelli della sede del call center di Santa Maria temporaneamente, giusto il tempo di consentire a tutti i dipendenti, convocati dalla Cgil, di poter raccogliere le firme e avviare le procedure per chiedere l’insolvenza dell’azienda.

Una parte dei dipendenti ha apposto la propria firma nella sede della Cgil in via Massara.”Dopo mesi di assoluto silenzio,a fine gennaio, i dirigenti del gruppo Phonemedia-Omega hanno inviato alle organizzazioni sindacali una richiesta di apertura dei tavoli regionali per la concessione degli ammortizzatori sociali straordinari. Indifferenti ai drammi di donne e uomini lasciati da mesi senza retribuzione, incapaci di onorare qualsiasi impegno per la corresponsione degli stipendi, -ha affermato la Cgil- ora, all’indomani della presentazione dell’istanza di insolvenza presentata al tribunale di Novara, questi signori si accorgono che forse ci sono migliaia di persone in serissime difficoltà. Tutto questo dopo essere di fatto scappati, lasciando la sede aziendale totalmente sguarnita e creando le condizioni per la dispersione delle commesse. E’ sotto gli occhi di tutti la strumentalità di questa richiesta che, di fatto, usa il bisogno dei lavoratori come manovra per evitare il commissariamento dell’azienda”. Ci sono tre date importanti che riguardano i lavoratori Phonemedia: giorno 17 il tribunale fallimentare di Roma, che nella sentenza del 23 dicembre aveva già nominati i custodi giudiziari, dovrebbe decidere la nomina dei commissari, giorno 19 sempre nella Capitale ci sarà un tavolo tecnico nella sede del ministero allo Sviluppo economico dove sono stati convocati la presidenza del Consiglio dei ministri e la triplice per parlare della situazione dei call center e concertare soluzioni per passare dalla fase analitica a quella operativa, l’incontro originariamente era previsto per domani.”Un’altra occasione persa dal Governo- ha detto Daniele Carchidi segretario provinciale della Slc-Cgil- troppo impegnato in questo periodo tra candidature ed elezioni per affrontare il dramma sociale che stanno vivendo 2500 persone in Calabria e 10.000 in tutta Italia”. Altra data importante quella del 22 dove il tribunale di Novara si dovrà pronunciare sull’insolvenza dell’azienda. I lavoratori Phonemedia è ormai da sei mesi che vanno avanti con proteste, manifestazioni occupazioni e l’unica alternativa possibile rimane la concessione della cassa integrazione in deroga.”Siamo arrivati all’epilogo della vicenda. Assistiamo al fallimento di un sito produttivo- ha aggiunto il segretario generale della Cgil Giuseppe Valentino- e in questa storia non hanno vinto i lavoratori, perchè al momento non ci sono possibilità occupazionali, ma almeno queste persone con gli ammortizzatori sociali riusciranno ad avere un po’ di respiro”. Il commissariamento rimane, comunque, per Carchidi un grande risultato “perchè togliamo dalle mani di questi affaristi l’azienda”. Con il commissariamento, i lavoratori sapranno se l’attività potrà andare avanti o se dovrà chiudere definitivamente.”Siamo in mezzo ad una strada; dopo mesi in cui le abbiamo provate tutte manifestando, urlando la nostra disperazione e chiedendo la tutela dei nostri diritti al solo fine di sensibilizzare le istituzioni, adesso non ci rimane che sperare nella concessione dei famosi ammortizzatori sociali come unica fonte di sostentamento. E’ chiaro che non chiediamo assistenzialismo, preferiremmo tutti tornare subito al lavoro- hanno ripetuto più volte i dipendenti-, ma questo è l’unico modo per noi di sopravvivere”. Domani anche la Uil, Uil-com, ha convocato, per la raccolta firme, i dipendenti Phonemedia- Omega nella sede del Palazzolo di Santa Maria. Una volta che tutte le sigle sindacali Cgil, Uil, Cisl di Catanzaro avranno in mano tutte le firme,insieme a quelle raccolte dalla triplice di tutta Italia, queste verranno inviate al tribunale fallimentare di Novara

fonte  http://www.uscatanzaro.net/modules.php?name=News&file=article&sid=18602

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Agenda della settimana / venerdì 12 febbraio

Venerdì 12 febbraio

LAVORO E SINDACATI

Pistoia: Iniziativa “Verso il XVI congresso Cgil”, assemblea congressuale con il segretario generale del sindacato, Guglielmo Epifani (Call center Answers, Via Galileo Galilei 65, ore 11).

Pisa: Inaugurazione del Salone della Camera del Lavoro, con il segretario generale del sindacato, Guglielmo Epifani (Via Bonaini 71, ore 16).
 

ECONOMIA

Pisa: Festival ‘‘Manifutura 2010’’, con il presidente di Nens, Vincenzo Visco, il direttore generale di Finmeccanica, Giorgio Zappa, il presidente delle Ferrovie dello Stato, Innocenzo Cipolletta, il presidente dell’Agcom, Corrado Calabro’ ed altri (Stazione Leopolda).

L’Aquila: Sesta edizione Premio Innovazione 2009 organizzato da Finmeccanica, seguita da una conferenza stampa sulla destinazione dei fondi raccolti dal gruppo per il sisma, con il presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta (Caserma Coppito, ore 12).
 

CONGIUNTURA

Roma: Istat diffonde la stima preliminare sul Pil per il IV trimestre del 2009.
 

PARLAMENTO E POLITICA

SENATO – AULA: (ore 9), ddl milleproroghe
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Incentivi in scadenza, migliaia di posti in bilico. La Cgil: «E’ una bomba che sta per scoppiare»
FABIO POZZO
TORINO
Phonemedia, Omnia Network. Sono i campi di battaglia, le trincee che si sgretolano di un modello di lavoro, quello dei call center, che da simbolo dell’esasperazione dello sfruttamento, unico sbocco per disoccupati e «bamboccioni» in fuga forzata dalla famiglia, aveva anche saputo alzare la testa e cercare di diventare «lavoro vero». Sotto i colpi della crisi, dei cambi di proprietà, degli appalti al ribasso spinto, ora queste due aziende si sono dissolte, lasciando a terra oltre 10 mila persone. A Trino Vercellese, Novara, Ivrea. A Palermo, Catanzaro, Bari, Napoli, Milano, Cagliari. Stipendi non pagati da mesi, sedi chiuse per sfratto, dipendenti nell’assurda situazione di non potersi nemmeno licenziare, perché la mancata retribuzione non è ritenuta dall’impresa ipotesi di «giusta causa». Oppure, perché non possono mostrare a un giudice il cedolino dello stipendio.

Sono in atto vertenze in tutt’Italia. Proteste, occupazioni, manifestazioni. Per Phonemedia i sindacati hanno presentato istanza d’insolvenza al tribunale di Novara, e richiesta di commissariamento. Per Omnia Network, a Milano, c’è un’istanza di fallimento avanzata da alcuni creditori. Le due aziende hanno richiesto, nelle ultime ore, la cassa integrazione. In deroga, a rotazione. Ma i sindacati non ci stanno. «Siamo arrivati a un punto di non ritorno per i call center», dice Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil. «O si punta a trasformarlo davvero in un’industria, oppure si precipita nell’abisso». Perché Phonemedia e Omnia Network sono soltanto i casi più macroscopici. Nell’ombra, navigano gli altri. «Cooperative non riconosciute, sottoscala dove si continua a sottopagare gli operatori, se va bene con contratti a progetto. Ma in alcuni casi non li pagano proprio. Anzi, addirittura li derubano: non versano i contributi all’Inps, non effettuano i versamenti per l’assistenza sanitaria, s’impossessano del quinto dello stipendio» dice Renato Rabellino, segretario di Slc-Cgil Piemonte.

Una giungla. Che travolge tutto e tutti, anche quelle aziende – perché ci sono anche queste – virtuose. Che assumono con contratti regolari, che offrono servizi di alto livello. Che hanno per committenti multinazionali, grandi aziende, banche. Su cinquanta-sessanta marchi presenti sul mercato italiano, per un totale di almeno 50 mila addetti calcolano i sindacati, quelli virtuosi sono una quindicina. Tra questi, un leader da 180 milioni di fatturato, due o tre gruppi da 50 milioni, altrettanti sui 30 milioni, poi i più piccoli, destinati a uscire da un mercato sempre più difficile. «Abbiamo tre ordini di problemi da risolvere» dice ancora Miceli. «C’è quello dei riders, gli imprenditori che si sono gettati nel business in tempi più floridi, mettendo su call center per guadagnare in tempi brevi e a scopi speculativi. Non hanno puntato sulla qualità, e al momento della contrazione del mercato sono saltati. Non prima di aver rastrellato tutto il denaro possibile ed essersi lasciati dietro le spalle migliaia di posti di lavoro in dissoluzione».

Poi, c’è la crisi del settore. «Cala la domanda, calano gli ordini, cala il valore delle commesse». Gli appalti sono tirati al ribasso, le grandi concessionarie spingono i fornitori a puntare sull’estero, a delocalizzare per abbassare i costi. «Su questo fronte è meno peggio che in altri comparti, perché l’italiano non è parlato ovunque, ed è ancora un valore aggiunto» spiega Miceli. «Sì, però anche i gruppi italiani, come ad esempio Telecom, dovrebbero rifiutarsi di veder finire i call center in Tunisia», denuncia Rabellino.

Infine, la questione della stabilizzazione dei posti di lavoro. Nel 2006 la «circolare Damiano» ha stabilito anche per le Tlc, anche per i call center (inbound), il divieto dei contratti a progetto. Lo Stato ha introdotto incentivi, sgravi contributivi per le aziende che trasformavano queste posizioni in contratti a tempo indeterminato. Sgravi pieni al Sud. Si spiega così perché sono sorti come funghi call center nel Mezzogiorno. «Abbiamo stabilizzato 25 mila posizioni», dice Miceli. Ma adesso la festa è finita. «Gli incentivi sono in scadenza». Che succederà, se non saranno prorogati, a Catanzaro, Bari, Cagliari, Palermo? «Ci sono città che sono bombe sociali pronte a scoppiare. E non solo nel Sud. A Ivrea, ad esempio, che rischia di diventare una Sheffield» avverte Miceli.

Ecco il punto di non ritorno. Il bivio. I sindacati hanno convinto il governo ad aprire un «tavolo dei call center». Il 12 febbraio, la prima riunione presso il ministero dello Sviluppo economico. Il 22 la seconda. «Chiediamo una proroga degli sgravi contribuitivi», dice Miceli. I riders finirebbero espulsi dal mercato, le aziende virtuose avrebbero interesse a farsi carico dei «cocci» lasciati da questi ultimi, altri lavoratori senza futuro potrebbero, per la prima volta, ambire ad un contratto serio. A un lavoro vero.

Autore: Fabio Pozzo
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Nuovo incontro alla presidenza del consiglio per Answers. «Le segreterie sindacali – informa Michele Gargini, Flc Cgil – sono riuscite ad organizzare un nuovo incontro con il sottosegretario Gianni Letta a Palazzo Chigi. La riunione di oggi pomeriggio verterà soprattutto sul problema delle commesse delle aziende del gruppo Omega». Che intanto ha fatto sapere che sarà presente all’udienza fallimentare in programma martedì al tribunale di Pistoia. «Quello che ripetiamo ancora una volta – spiega Gargini -, come sindacato e negli interessi dei lavoratori, è che la situazione venga sbloccata al più presto possibile. Per le importanti commesse in mano ad Answers e per le dimostrazioni di interesse di altri gruppi industriali (Costamagna in primis) a rilevare l’attività». Il 27 gennaio, intanto, si è svolta una nuova iniziativa di solidarietà per il call center. La Cna ha organizzato, nella sede di Sant’Agostino, un pranzo a favore dei lavoratori, a cui hanno preso parte anche i dipendenti dell’associazione. «Di fronte allo stallo della situazione dell’ormai tristemente noto call center pistoiese – afferma il presidente Aldo Piantini – la Cna ha voluto far sentire la propria vicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori che, ancora oggi, trascorrono giorno e notte in azienda per difendere i propri diritti. Ci impegneremo – ha concluso – per sostenere, per quanto in nostro potere, la lotta di queste donne e di questi uomini, anche continuando a sollecitare le istituzioni locali a proseguire nel loro impegno». (t.g.)
DA IL TIRRENO

fonte:http://www.tosc.cgil.it/archivio37_toscana-lavoro-news_0_5788_0_1.html

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CAGLIARI – Sono almeno 30 mila per gli organizzatori (20 mila per la Questura) i partecipanti alla manifestazione unitaria a Cagliari per lo sciopero generale di 24 ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil per denunciare la crisi devastante del tessuto economico e produttivo della Sardegna. In testa al corteo, nel quale ci sono molte sciarpe tricolori dei sindaci e quelle azzurre dei presidenti delle Province, uno striscione con lo slogan “lavoro, sviluppo, autogoverno: dalla crisi alle opportunita”. Subito dopo la delegazione di lavoratori dell’Alcoa, e delle altre aziende in stato di crisi di tutte le aree industriali dell’isola. Presenti anche delegazioni delle associazioni, della Chiesa, e di tutti i comparti produttivi. Il corteo, dopo aver attraversato il centro cittadino, si concluderà in piazza Yenne, con gli interventi dei leader sindacali.

I sindacati, le associazioni, la chiesa e gli enti locali sono accanto a lavoratori, disoccupati, pensionati e studenti per chiedere alle istituzioni regionali e al Governo nazionale strumenti e strategie per arginare gli effetti di un mercato in difficoltà che sta portando diverse aziende, soprattutto della grande industria guidata dalle multinazionali straniere, a chiudere gli stabilimenti nell’Isola.

Emblematico il caso dell’Alcoa di Portovesme, dove anche ieri la tensione era alle stelle e i dirigenti aziendali sono stati allontanati dai lavoratori che, appena rientrati da Roma, si preparano a manifestare nuovamente a Cagliari. La multinazionale statunitense chiede garanzie sul costo dell’energia e la copertura del Governo in caso di eventuali sanzioni Ue. L’azienda ha minacciato di mettere in cassa integrazione 450 operai del Sulcis, chiudendo gli impianti, contro il parere negativo dei lavoratori, dei sindacati e dello stesso Governo che, pur lavorando per trovare una soluzione in sede comunitaria, ha intimato: “niente decisioni unilaterali”. “Siamo molto impegnati. Stiamo lavorando e confidiamo di garantire la continuità produttiva”, ha sottolineato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Ma nella lunga lista delle aziende in crisi – i sindacati ne contano almeno 600 con circa 12 mila addetti che usufruiscono degli ammortizzatori sociali – ci sono tutti i distretti industriali, dalla metallurgia alla chimica di Ottana, per le quali vi sarebbe qualche spiraglio, a quella di Porto Torres, con gli operai ancora in cima alla Torre aragonese in attesa di risposte. Non mancano anche le vertenze degli altri territori e di altre attività produttive: il settore manifatturiero, quello lapideo, l’agroalimentare e l’edilizia. In piazza anche i problemi del pubblico impiego, in primis la scuola, e dei precari di oggi e di domani.

“La situazione è drammatica in tutti i territori, in tutte le fasce d’età e la povertà relativa avanza – hanno spiegato i sindacati – serve una svolta che passi attraverso la verifica degli impegni presi con l’intesa istituzionale di programma, la rivisitazione del piano di rinascita o sviluppo che contenga una strategia industriale, un piano pluriennale per il lavoro e di contrasto alle povertà ed il riconoscimento del gap insulare”. “Lavoro, sviluppo, autogoverno: dalla crisi alle opportunità”, con questo striscione unitario si aprirà il corteo che sarà concluso dai comizi dei sindacalisti.

I lavoratori delle maggiori aree di crisi sono quelli Portovesme (Sulcis-Iglesiente), Ottana (Centro Sardegna) e Porto Torres (Sassari). Non è solo però il comparto industriale, con chimica e servizi, a essere in crisi.

L’Istat ha rilevato nel primo trimestre 2009 un tasso di disoccupazione in Sardegna al 14,1%, mentre il tasso di occupazione è sceso al 49,4% e il tasso di attività al 57,6%. L’industria, da sola, ha perso 10 mila posti di lavoro negli ultimi dodici mesi. Anche agricoltura e pastorizia, con 60 mila piccole imprese e oltre 12 mila addetti dell’indotto e della trasformazione, è in stato di pre-agonia.

- ALCOA – La minacciata chiusura dello stabilimento sardo di Portovesme rischia di lasciare senza lavoro, comprese le ditte dell’indotto, circa 2.000 persone.

- VINYLS – A Porto Torres continua l’occupazione della torre aragonese. Il disimpegno dell’Eni continua a bloccare gli impianti Vinyls di tutto il comparto chimico sardo dove sono impiegati alcune migliaia di persone, compreso l’indotto.

- EQUIPOLYMERS – La trattativa condotta dal Gruppo Clivati in tandem con la thailandese Indorama per rilevare la fabbrica sarda di Pet di Ottana sembra vicina a una svolta, ma oltre ai 120 dipendenti diretti, in gioco ci sono altri 1.700 posti di lavoro dell’area industriale del Centro Sardegna.

Fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/05/visualizza_new.html_1681159287.html

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“Mentre si rincorrono voci su trattative in corso tra la proprietà e nuovi potenziali acquirenti e su tentativi per evitare il fallimento, cresce l’attesa per l’udienza che dovrà decidere le sorti dell’azienda Answers di Pistoia”. Lo riferisce in una nota la Cgil di Pistoia.

“I lavoratori – si legge nel comunicato – manifesteranno sotto il tribunale nella mattinata di martedì 2 febbraio in concomitanza con l’udienza a seguito dell’istanza di fallimento promossa dalla Cgil e da altri creditori; organizzeranno inoltre, un presidio in città, in Piazza Gavinana da sabato pomeriggio (domani, 30 gennaio), per rappresentare la drammatica situazione di chi, da 81 giorni in assemblea permanente per evitare lo smantellamento dell’azienda e difendere il proprio lavoro, vede ogni giorno che passa, messo a rischio il proprio futuro”.

Il sindacato parla di “vicenda kafkiana”, con più di 500 persone “prigioniere di pseudo imprenditori senza scrupoli”. Una situazione che va dunque “risolta, per riaffermare il fatto che questo paese non è il far west, ma un paese in cui è possibile ancora testimoniare il diritto, la giustizia, la civiltà”

29.01.2009

Fonte:  http://www.rassegna.it/articoli/2010/01/29/57675/answers-pistoia-2-2-manifestazione-sotto-tribunale

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