Dopo l’articolo che ho pubblicato Una domanda a Umberto Costamagna sono arrivati diversi commenti. A due di questi, di Sabrina e Luca, mi e’ pervenuto il commento di Umberto:
SABRINA
Buongiorno, a tutti, buongiorno Signor Presidente, le domande sono due che vorrei rivolgerle, la prima è questa: che possibilità hanno di rientrare a sedere in postazione e riprendere il lavoro, tutti i colleghi che ad oggi sono ancora tagliati fuori? Si vocifera, come spesso accade, le voci in questi casi, sono di normale routine, che a fine anno, saremo tutti a casa, che l’azienda chiuderà i battenti. Vuole dare una risposta a queste voci?
Mi ritengo un “eletta”, sono rientrata fra i primi 100, però penso a chi ancora non ha avuto questa possibilità, mamme con monoreddito e ragazzi giovani che sono in attesa, un attesa che sicuramente non è molto serena.
Grazie per alcune accortezze che ha avuto, per migliorare le nostre condizioni, vedi contenitori dell’acqua e altro, mi fanno ben pensare e sperare.
Grazie.
LUCA
Signor Umberto Costamagna, Lei ha dichiarato apertamente nella serata di venerdi 19 febbraio che avrebbe rimesso in piedi l’azienda da Lei appena affittata nel giro di poche settimane, anche perché se questo non fosse avvenuto sarebbe stata una rimessa in termini finanziari. Con quale criterio ha deciso di acquisire l’azienda? Aveva abbastanza sicurezza che ciò sarebbe potuto avvenire? Il motto riportato sulla maglietta che ci ha consegnato quella sera, cioè
“SI RIPARTE E IO CI SONO
Call&Call Pistoia”
adesso possiamo ancora dire che è attendibile?
Sorgono dubbi, molti dubbi, un pò a motivo della mancanza di informazione da parte dell’azienda dove in primo luogo sembra aver abbandonato i dipendenti che avevano riposto in Lei le loro speranze e che adesso dopo mesi ancora si trovano a casa senza stipendio e un pò a motivo della mancanza di reali prospettive per i prossimi mesi in mancanza di lavoro nella sede. Le parlo perchè sono padre di due figli piccoli e so che come me molti colleghi hanno gli stessi miei problemi: cosa l’ha spinta a intraprendere un’ impresa di questo tipo senza avere la certezza di ciò a cui saremmo andati incontro, sia Lei che noi dipendenti? Aveva garanzie nel momento che ha preso l’azienda che saremmo rientrati tutti? Si? Da parte di chi? E’ segno che allora qualcuno non ha mantenuto le promesse fatte. Vede, ci dispiacerebbe pensare che Lei non è in grado di mantenere le promesse fatte, almeno non vorremmo pensarlo noi dipendenti. Resta difficile però tirare avanti per mesi una famiglia senza avere uno stipendio o un minimo di entrata. Cosa risponderebbe ai suoi figli che Le chiedono il necessario della vita giornaliera (non il superfluo) e Lei non è in grado di poterlo provvedere? Credo in tutta sincerità che risulterebbe mortificante e deprimente. Questa purtroppo è la realtà in cui ci ritroviamo adesso noi dipendenti ex Answers che abbiamo riposto speranze nella Sua azienda. Spero di non aver offeso la Sua persona, le ho riportato solo quelle che sono le difficoltà che abbiamo, La ringrazio per la Sua attenzione.
Luca Forasassi
UMBERTO
Ringrazio Armando e il suo blog per darmila possibilità di dialogare con tutti voi. E’ la mia seconda volta che intervengo come blogger: preferisco parlare alle persone o ascoltarle guardandole negli occhi e interagendo con loro “dal vivo”. Agli incontri “virtuali” preferisco quelli reali e a unaserata su Facebook preferisco un incontro con gli amici, magari davanti a una bottiglia di rosso generoso e soprattutto vero.
Però credo che sia cosa utile e giusta utilizzare anche questi spazi.
Armando ha lanciato la discussione (poi risponderò anche a te), Sabrina ha posto domande molto concrete e serrate, Luca ci ha dato un altro scorcio di esperienza vera e dannatamente concreta (tranquillo: non solo non mi hai offeso ma ti ringrazio davvero per aiutarmi a non dimenticare mai che dietro le strategie, le riunioni, i numeri, le decisioni… ci sono sempre uomini e donne veri e vivi e che qualsiasi decisione uno possa prendere, alla fine questa tocca persone reali e non situazioni virtuali.
Proverò, se siete d’accordo, a rispondere per punti alle varie questioni poste.
1) CHI ME LO HA FATTO FARE?
L’ho già detto e ripetuto diverse volte ma mi fa piacere ribadirlo: mi sono interessato a Pistoia e alla crisi di Answers a fine ottobre 2009 per un semplice motivo. Sapevo che a Pistoia si lavoravano due campagna interessanti (Enel e Tim), che c’era un bel gruppo di operatori che sulla campagna Enel, in qualità di concorrente, ci dava filo da torcere, che Enel era molto contenta del lavoro che si faceva a Pistoia. E allora ho pensato di provare a dare un futuro a questa azienda e a questi 500 lavoratori che stavano lavorando bene: ho contattato Enel e ho chiesto loro se ci avrebbero continuato a dare lavoro quando l’attività fosse ricominciata. Enel, conoscendoci, ha avuto fiducia in noi e nei lavoratori e nelle lavoratrici pistoiesi e alla fine, dopo non poca fatica, siamo riusciti a chiudere l’accordo di affitto di ramo con la vecchia proprietà (unico call center in Italia che è riuscito a recuperare una situazione di difficoltà all’interno della galassia Phonemedia!).
Insomma, non ce l’ha… ordinato il dottore di entrare a Pistoia e sicuramente se l’abbiamo fatto è per dare un futuro a questa struttura che oggi sentiamo parte integrante del gruppo Call & Call, ormai una delle principali realtà imprenditoriali nel settore dei contact center italiani.
Odio dal profondo del cuore gli sciacalli, le cassandre e i profeti di sventura che, guardando nella loro inutile e sgualcita sfera di cristallo, sicuramente per qualche fine sconosciuto, gettano ondate di falsità e soprattutto di incertezza (e qui mi vengono in mente le parole del grande Francesco, in parte anche pistoiese dell’appennino: “ne abbiam bisti geni e maghi uscire a frotte… per scomparire”!
Lo dico chiaro e forte: non ho recuperato Pistoia per “chiuderla a fine anno”! Che senso avrebbe? Che stupidaggine sarebbe? Non devo rispondere a nessuno se non al mercato, alla mia coscienza, ai miei soci e ai miei dipendenti: e proprio con questa certezza che ribadisco ancora una volta che CALL & CALL PISTOIA è una precisa scelta a lungo termine, parte integrante ed essenziale del progetto di sviluppo del nostro gruppo.
IL MOMENTO ATTUALE
Certo siamo partiti in modo più lento di quello che avevo pensato. Il traffico su Enel è minore di quello che ci aspettavamo, ma questa è una situazione momentanea e soprattutto comune a tutti gli operatori. Non siamo rimasti con le mani in mano, di fronte a questa situazione che, ripeto, ci è stato assicurato momentanea e relativa al primo semestre dell’anno. A fine mese – come abbiamo detto ai rappresentanti sindacali dell’azienda e ai responsabili provinciali nel recente incontro di settimana scorsa – partirà un nuovo corso di formazione su Enel e stiamo aspettando nuove macchine da loro per aumentare il lavoro della parte back office. E dunque sono abbastanza confidente che su Enel entro qualche mese riusciremo a recuperare tutto il lavoro di proma.
Certo, non mi nascondo che mi aspettavo di recuperare un po’ di lavoro da Tim: siamo andati a trovarli ma, al momento, anche Tim registra un calo importante nelle telefonate e inoltre per quest’anno ha già alloccato il suo budget di attività ad altri call center.
Noi però, io, i miei soci Simone e Domenico, la nostra struttura commerciale di gruppo, non molliamo. Nè con Tim nè con altri. Ormai, in tutte le nostre offerte commerciali, proponiamo sempre il sito di Pistoia per riuscire a rimettere tutti i lavoratori e le lavoratrici in attività.
Forse, se mi faccio un esame di coscienza, posso affermare senza problemi che a febbraio ho peccato di un eccesso di ottimismo: di questo vi chiedo scusa ma pensavo che Enel partisse più in fretta e che Tim in qualche misura ci facesse ripartire. Così non è stato ma vi assicuro che la partita non è chiusa: sto, stiamo lavorando perchè al più presto si possa tornare tutti ai livelli di prima.
QUALCHE NUMERO
Capisco le parole di Luca e, con il mio niente, gli sono vicino. Ho conosciuto da vicino, personalmente quella situazione e concordo pienamente che è un dramma. Sono figlio di una casalinga e di un ferroviere e per mantenermi gli studi (“due soldi di elemntari e uno di università”, sempre per citare il grande Francesco…) ho fatto di tutto e so bene cosa si prova a perdere il lavoro; non solo, ma a un momento della mia vita, anch’io con un figlio piccolo, ho provato in concreto l’esperienza di Luca, di non sapere cosa rispondere a mio figlio sul mio lavoro. Ma non mi sono dato per vinto e ho ricominciato dall’inizio e ora sono qui.
Volevo solo ricordare che ad oggi sono circa 200 le persone che hanno ripreso il lavoro, 300 sono state formate e altre lo saranno e anche chi è andato in cassa integrazione ha per lo meno la possibilità di ricevere l’indennità che prima non aveva (e anche noi, nel nostro piccolo, un segnale di condivisione lo abbiamo dato anticipando qualche euro a tutti i dipendenti.
Sono sicuro che questo non basta ma sono altrettanto sicuro che questa situazione migliorerà e non per una mia previsione o per pio desiderio ma proprio perchè, come imprenditore che ha compiuto una scelta come quella di affittare il ramo di azienda di Pistoia, mi sto impegnando con tutta la mia struttura perchè la situazione di normalità e di lavoro per tutti sia ripristinata quanto prima. Vi prego di credere che queste non sono parole al vento, il solito bla bla bla per cercare di dare un risposta ma un preciso percorso di sviluppo che stiamo portando avanti e che credo (il mio ottimismo e la mia fiducia non mi abbandonano mai!) porterà risultati concreti quanto prima. Su questo vi dò, per quel che vale, la mia parola che l’impegno mio e di tutta la nostra stuttura sarà al massimo.
Lo voglio ripetere a Luca, a Sabrina e a tutti voi: non sono venuto a Pistoia perchè non sapevo cosa altro fare o per sfruttare un’occasione. Sono venuto a Pistoia per rimanerci e per far crescere la nostra realtà e il nostro lavoro! Ho una faccia sola e questa metto in gioco!
AD ARMANDO
Mi chiedi dei boy scout o dei militari. Io credo, o meglio, io mi sono sempre comportato con i miei collaboratori e con i miei dipendenti, come compagni di viaggio, persone con le quali sto condividendo un pezzo della mia strada e del mio cammino. Non mi vedo bene in grigioverde o con stellette e alamari: sicuramente nella mia vita il fazzolettone degli scout non è mancato (almeno dai 14 ai 35 anni!) e proprio dal fondatore degli scout B.P. mi porto dentro una frase sulla quale mi impegno, con tutti i miei limiti e miei errori (che non sono pochi) ogni mattina: “cercare di lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’ho trovato”. La situazione di Luca e degli altri è qualcosa su cui impegnarmi e cercare di migliorare con tutta la mia volontà e il mio impegno.
Un caro abbraccio,
Umberto