Sulle linee dei call center italiani si sentono i primi disturbi. Segnali che annunciano licenziamenti in alcune aziende sparse per lo stivale. Ma in «Call & Call», azienda capofila dell’ omonimo network che raccoglie otto società, il piccolo esercito di addetti armati di cuffia e computer dorme sonni tranquilli. «Non nego che la crisi globale coinvolga anche il nostro settore – esordisce Umberto Costamagna, fondatore della Call & Call Holding e presidente di Assocontact – ma noi abbiamo sempre investito in qualificate risorse del personale. E i risultati non sono mancati. Basti ricordare che dal 2007 al 2008 il fatturato è aumentato del 40% e in sette anni abbiamo stabilizzato, con contratti a tempo indeterminato, ben 1600 persone. Gli ultimi 246, lo dico con orgoglio, nella nostra sede di Locri. Una scelta agevolata anche da finanziamenti della Regione Calabria. Credetemi, investimenti come questi valgono più di un operazione contro la criminalità organizzata». E per il 2009? «Prevediamo un aumento del fatturato del 10% e un incremento delle assunzioni del 5%. Sostituendo subito chi, soltanto per sua scelta, decida di cambiare lavoro e andare via. E poi questo sarà l’ anno della selezione naturale dei nostri clienti: diremo no alle aziende committenti che offriranno contratti al ribasso. Devono capire che chi investe in qualità fa il bene delle imprese e offre un futuro ai lavoratori». Eppure il mondo dei call center, negli anni, è diventato sinonimo di precarietà e sfruttamento, al punto che i cosiddetti telefonisti sono stati definiti «la classe operaia del terzo millennio». A sentir parlare Costamagna, invece, quello stesso mondo sembra quasi un’ isola felice, lontana mille miglia dal film che vide protagonista la Ferilli diretta da Virzì. «Negare che fino al 2000 ci siano stati molti avventurieri, sarebbe sciocco – ammette il fondatore di Call & Call -. Certo anche oggi esistono imprenditori borderline, ma sono davvero marginali. Da due anni a questa parte, poi, grazie a un accordo con governo e sindacati, all’ adesione al contratto delle telecomunicazioni e all’ obbligo di assumere a tempo indeterminato gli addetti inbound, abbiamo intrapreso un’ ottima strada». L’ importante, però, è che i disturbi della crisi globale non diventino frastuoni. «Un’ idea per affrontare l’ arrivo di ulteriori complicazioni economiche, Assocontact ce l’ ha: – conclude Costamagna – trasformare collaboratori a progetto in lavoratori a tempo indeterminato. Lo stipendio? Il 70% con retribuzione fissa e il 30% legato alla produttività. Un’ ipotesi da discutere con l’ apertura di un tavolo sulla flessibilità». MICHELE AVITABILE CALL & CALL D al mare delle Cinque Terre alla Madonnina. L’ avventura imprenditoriale di «Call & Call», azienda fondata nel 2001 da Umberto Costamagna e diventata oggi un network di 8 società, è nata dall’ idea di uno spezino trapiantato a Milano. Da allora ne sono arrivate di telefonate. Tanto che nel 2008 «Call & Call Holding» ha fatturato 30 milioni di euro (+40% rispetto al 2007), impiegando 2000 operatori telefonici. La filosofia societaria? Realizzare call center a misura d’ uomo, dove il responsabile possa chiamare per nome ogni dipendente. Tra i principali clienti ci sono aziende di telecomunicazione, della pubblica amministrazione, dell’ editoria, e del settore energia. Al fianco degli investimenti tecnologici, la holding punta su formazione e offerta di particolari servizi al personale: dall’ adesione a un gruppo di acquisto equo solidale, che permette ai dipendenti di comprare merci sul posto di lavoro, alla nascita di «Libeccio», organ house scritto dagli operatori. M. A.
Autore: Avitabile Michele
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