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(Livorno)   TELEGATE – È sfumata l’ipotesi di cessione del call center di Guasticce (occupa 400 addetti) a Snai la cui esclusiva per la trattativa con Seat è scaduta il 28 febbraio. Ora sono tornati in corsa: Contacta di Torino e Call & Call di Milano con i quali Seat ha riannodato i contatti. «Quest’ultima però — sottolinea il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà che segue da vicino la vicenda Telegate — ha da poco preso la gestione del call center Answer di Pistoia». Call & Call, attraverso la sua controllata Call & Call Pistoia, ha firmato un contratto d’affitto per l’acquisto del ramo d’azienda della società pistoiese Answers del gruppo Omega con più di 500 dipendenti. «Ho qualche dubbio — sottolinea Kutufà — che ora Call & Call possa rilevare anche Telegate».

Autore: MONICA DOLCIOTTI

riproduzione parziale fonte: http://www.confindustrialivorno.it/comunicazione-e-stampa/rassegna-stampa/eni_05-03-2010_10-31.php?m=&sm=&sx=&id_directory_prev=

Sulle linee dei call center italiani si sentono i primi disturbi. Segnali che annunciano licenziamenti in alcune aziende sparse per lo stivale. Ma in «Call & Call», azienda capofila dell’ omonimo network che raccoglie otto società, il piccolo esercito di addetti armati di cuffia e computer dorme sonni tranquilli. «Non nego che la crisi globale coinvolga anche il nostro settore – esordisce Umberto Costamagna, fondatore della Call & Call Holding e presidente di Assocontact – ma noi abbiamo sempre investito in qualificate risorse del personale. E i risultati non sono mancati. Basti ricordare che dal 2007 al 2008 il fatturato è aumentato del 40% e in sette anni abbiamo stabilizzato, con contratti a tempo indeterminato, ben 1600 persone. Gli ultimi 246, lo dico con orgoglio, nella nostra sede di Locri. Una scelta agevolata anche da finanziamenti della Regione Calabria. Credetemi, investimenti come questi valgono più di un operazione contro la criminalità organizzata». E per il 2009? «Prevediamo un aumento del fatturato del 10% e un incremento delle assunzioni del 5%. Sostituendo subito chi, soltanto per sua scelta, decida di cambiare lavoro e andare via. E poi questo sarà l’ anno della selezione naturale dei nostri clienti: diremo no alle aziende committenti che offriranno contratti al ribasso. Devono capire che chi investe in qualità fa il bene delle imprese e offre un futuro ai lavoratori». Eppure il mondo dei call center, negli anni, è diventato sinonimo di precarietà e sfruttamento, al punto che i cosiddetti telefonisti sono stati definiti «la classe operaia del terzo millennio». A sentir parlare Costamagna, invece, quello stesso mondo sembra quasi un’ isola felice, lontana mille miglia dal film che vide protagonista la Ferilli diretta da Virzì. «Negare che fino al 2000 ci siano stati molti avventurieri, sarebbe sciocco – ammette il fondatore di Call & Call -. Certo anche oggi esistono imprenditori borderline, ma sono davvero marginali. Da due anni a questa parte, poi, grazie a un accordo con governo e sindacati, all’ adesione al contratto delle telecomunicazioni e all’ obbligo di assumere a tempo indeterminato gli addetti inbound, abbiamo intrapreso un’ ottima strada». L’ importante, però, è che i disturbi della crisi globale non diventino frastuoni. «Un’ idea per affrontare l’ arrivo di ulteriori complicazioni economiche, Assocontact ce l’ ha: – conclude Costamagna – trasformare collaboratori a progetto in lavoratori a tempo indeterminato. Lo stipendio? Il 70% con retribuzione fissa e il 30% legato alla produttività. Un’ ipotesi da discutere con l’ apertura di un tavolo sulla flessibilità». MICHELE AVITABILE CALL & CALL D al mare delle Cinque Terre alla Madonnina. L’ avventura imprenditoriale di «Call & Call», azienda fondata nel 2001 da Umberto Costamagna e diventata oggi un network di 8 società, è nata dall’ idea di uno spezino trapiantato a Milano. Da allora ne sono arrivate di telefonate. Tanto che nel 2008 «Call & Call Holding» ha fatturato 30 milioni di euro (+40% rispetto al 2007), impiegando 2000 operatori telefonici. La filosofia societaria? Realizzare call center a misura d’ uomo, dove il responsabile possa chiamare per nome ogni dipendente. Tra i principali clienti ci sono aziende di telecomunicazione, della pubblica amministrazione, dell’ editoria, e del settore energia. Al fianco degli investimenti tecnologici, la holding punta su formazione e offerta di particolari servizi al personale: dall’ adesione a un gruppo di acquisto equo solidale, che permette ai dipendenti di comprare merci sul posto di lavoro, alla nascita di «Libeccio», organ house scritto dagli operatori. M. A.

Autore: Avitabile Michele

Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/26/Dialogo_tra_parti_per_isolare_ce_0_090126036.shtml

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Pistoia 18.02.2010

Finalmente per i Dipendenti di Answers S.p.A. l’ attesa è finita.

Dopo giorni di un’ attesa sempre piu’ spasmodica, quando la scadenza imposta dal Tribunale di Pistoia si avvicinava inesorabile, l’accordo e’ stato sottoscritto. 

Per tutto il giorno i Dipendenti,  da mesi in Assemblea Permanente, hanno aspettato una telefonata dai vertici di Call & Call, a conferma dell’avvenuto perfezionamento del contratto di affitto di azienda e relativo alla ripresa delle attività lavorative dell’azienda pistoiese.

Un’attesa sempre piu’ snervante, in un vortice di conferme e smentite.  Alle 19.30 un gruppetto si sposta al Bar Giulia, per una pausa, per scacciare con un brindisi  l’attesa.

E mai brindisi fu piu’ beneaugurante, al “mitico” Giacomelli, una delle tante colonne portanti di questa Assemblea Permante, squilla il cellulare e un  urlo “è fatta …hanno firmato”  fa girare tutti gli altri avventori e abbracciare e saltare i nostri. 

E poi squilla anche quello di Nicola e poi ……..,……e poi una corsa in auto fino al piazzale dell’Answers,  suonando all’impazzata il clacson, le auto che intorno si fermano, stupite.

E a quel punto l’abbracciarsi e saltare diventa generale, cinquanta, sessanta e poi cento dipendenti, che aumentano in pochi minuti, chiamati dal tam tam degli sms, di facebook, di squilli dei cellulari.

E poi, tra baci e abbracci, e lacrime, ecco  le bottiglie di spumante, gelosamente custodite.

E tra i tanti brindisi mi ritrovo a farne uno con Valter, Valter Bartolini.  -Una delle altre, tante, colonne. -

Gli chiedo un commento e mi risponde con un sorriso….”lo spumante non e’ buono”.

Mi sorridi Valter perche’ lo sai che e’ il migliore spumante che abbiamo mai bevuto, invecchiato per i 101 giorni della Assemblea Permanente, con il sapore fruttato e aspro della lotta, della passione e della speranza.

E sull’etichetta, per sempre, l’ immagine dei 560 Dipendenti di Answers.

E allora……GRAZIE.

Armando Alibrandi

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(Jamma) Maurizio Ughi, patron della Snai, il big delle scommesse con 450 agenzie affiliate, conferma al «Tirreno»: «Sì, siamo interessati all’acquisto del call center di Telegate a Guasticce. La trattativa con Seat è ad una fase cruciale. Entro due settimane ci sarà la fumata decisiva. Speriamo che sia bianca…», spiega Ughi.

Telegate ha un call center anche a Torino, ma Snai punta solo a quello di Livorno. Una scommessa non solo economica, ma che si intreccia con la storia della famiglia Ughi.   Tutto parte da Livorno. Parte infatti da Livorno la storia della dinasty delle scommesse. Livornese è Luigi, il babbo di Maurizio, che durante la guerra si trasferì a Lucca, dove oltre a Maurizio, nel 1945 è nato anche il primogenito Claudio. Luigi Ughi con il fratello Paolo, gemello, iniziò a gestire bar e agenzie ippiche.  Claudio, noto pediatra dell’ospedale di Pisa, ha ereditato, insieme a Maurizio, le attività delle agenzie di scommesse fondate dal padre. Un cugino, Massimo, anestesista, è titolare di agenzie ippiche, di cui in passato è stato socio anche Fabrizio, un altro cugino di Maurizio.

«Quello di Guasticce è un ottimo call center. E’ sicuramente interessante da rilevare. Ma certo il fatto che sia a Livorno per noi Ughi ha un valore anche affettivo. Siamo molto legati a questa città», dice il patron di Snai, di cui Maurizio Ughi è presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Snai spa, società holding del Gruppo Snai, quotata in Borsa dal 1973.

  Il trasferimento a Lucca.

Durante la guerra Luigi Ughi si trasferisce a Lucca, dove nel 1945 nasce Claudio e tre anni dopo Maurizio, il 13 febbraio per la precisione. Conseguito il diploma di geometra anche Maurizio segue le orme del padre e dello zio. Se Livorno è la città delle radici, Lucca per il patron di Snai rappresenta «il luogo del cuore», del suo buen retiro settimanale, dopo i lavori milanesi. Qui abita con la moglie Patrizia e i tre figli: Elisabetta, 33 anni, Federica 30 e Luigi 19.   Gli amori lungo il Serchio. Dei suoi anni giovanili Ughi ricorda i frequenti amoreggiamenti lungo il Serchio, luoghi dove «era facile appartarsi tra gli alberi, il greto del fiume». Lì, quando aveva vent’anni, era solito portare le ragazze che spasimavano per lui: «Sì, ero ritenuto un bel ragazzo, piacevo alle donne», ammette. E, sorridendo, rivela che il suo amo amoroso era la canzone Il cielo in una stanza di Mina: «E’ la canzone del cuore perché cantandola, non so perché, riuscivo più facilmente a conquistare una donna».  Dell’altro sesso Ughi tratta pennellate elegiache: «La donna per me è una creatura quasi divina. E’ un po’ come un miraggio che ti dà la spinta ogni giorno ad uscire di casa e affrontare la vita».

  Il re delle scommesse. Sulle orme del padre Maurizio riesce ad espandere l’azienda di famiglia. Oggi gli Ughi gestiscono attraverso il consorzio Toscom 35 agenzie di scommesse ippiche e sportive a Livorno, Pisa, Lucca, Firenze, Prato, Scandicci, S. Miniato, Montevarchi, Quarrata. Presidente del consorzio è il livornese Massimo Ughi, cugino di Maurizio.  Nel novembre 1989 diviene presidente dello Snai, il sindacato nazionale agenzie ippiche, che dirige sino al giugno 1999. Nel 1990 crea, insieme a tutti gli altri agenti ippici italiani, la società Snai servizi, di cui è presidente sino al 1998. Lascia poi la presidenza di Snai Servizi Srl per assumere la Presidenza di Snai spa, quotata alla Borsa valori di Milano. Snai spa è proprietaria degli ippodromi di Milano, e in Toscana è proprietaria dell’Ippodromo Sesana di Montecatini, e ha una partecipazione del 30% nell’ippodromo San Rossore di Pisa e delle Capannelle a Roma. In Snai Servizi le quote sono possedute dalle singole agenzie ippiche, il potere degli Ughi è limitato alle quote delle 22 agenzie di cui sono gestori. La Snai, che ha 600 dipendenti, ha fatturato nel 2008 507 milioni di euro.   Casa e ippodromo. Due le grandi passioni di Ughi: la famiglia e i cavalli. «Il segreto del mio successo? Mia moglie, che è stata sempre molto paziente con me, e i miei figli. Per me la famiglia è un valore fondamentale: mi dà serenità e mi ricarica quando magari torno a casa con le pile un po’ consumate dal lavoro».

 Riguardo ai cavalli, Ughi ha iniziato a praticare l’equitazione da giovanissimo. Nel 2000 Snai spa ha acquistato il cinquanta per cento di Varenne, il mitico cavallo. Un fiore all’occhiello: «E’ sicuramente il cavallo cui sono più affezionato», dice il patron di Snai. Che gestisce i marchi legati a Varenne mentre l’attività di monta e di raccolta del seme è stata affidata ad un’altra società.   Siena e Montecatini. Pur non essendo patito del pallone, Ughi ha fatto una breve escursione nel mondo del calcio, nel 1998 quando ha acquistato il Siena, che allora militava in serie C.  Un anno dopo però dovette vendere la società perchè fu approvata una legge che vietava ai gestori di scommesse di essere proprietari di società sportive per palese conflitto di interessi. «Ma quella squadra che noi costruimmo ha rappresentato l’ossatura del Siena approdato negli anni successivi in serie A», dice.  Ughi è proprietario dell’ippodromo di Montecatini, città in cui Snai è stata anche titolare della locale società di basket.   La carezza del papa. A 62 anni Maurizio Ughi dice di sentirsi ancora giovane ma quando la mattina si guarda allo specchio, aggiunge di «notare nel volto i segni dell’invecchiamento». Paura della morte? «No, io sono cattolico per educazione familiare e credo che ci sia qualcosa oltre la morte. La ragione viene meno, ma i sentimenti, l’anima no», sostiene convinto Ughi.  Una fede, quella del patron di Snai, che affonda le radici in un gesto di papa. Papa Giovanni XXIII, che nella sera dell’11 ottobre 1962, disse alla folla accorsa in piazza San Pietro per l’apertura del Concilio: «Tornando a casa date una carezza ai vostri figli e dite che è la carezza del papa». Commenta Ughi: «Lì, in quella frase, c’è tutto il senso della mia fede».

Fonte: http://www.jamma.it/articolo.asp?id=23512

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MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2010

La manifestazione di interesse riguarda i (Il Sole 24 Ore Radiocor) – , 27 gen – Offerta per i call center Wind gestiti da Omnia . Osc, che fa capo al gruppo Voicity, ha ricevuto una manifestazione di interesse per l’affitto del ramo d’azienda milanese dedicato a un primario operatore telefonico. Secondo fonti industriali, il ramo in oggetto riguarda i call center dedicati a Wind e l’operazione e’ soggetta all’approvazione di quest’ultima. Call&Call Holding, capogruppo di un network di call center diffusi su tutto il territorio nazionale, – si legge in una nota – si fara’ carico e liquidera’ tutte le retribuzioni nette, arretrate e non corrisposte, e si assumera’ in carico il Tfr dei dipendenti del ramo d’azienda affittato. Inoltre, Omnia si e’ gia’ attivata per ottenere lo smobilizzo, anche in via anticipata, di alcuni crediti vantati nei confronti di propri clienti, per un controvalore di circa 4 milioni: questi flussi saranno interamente impiegati per i salari e i Tfr dei propri dipendenti.

Fonte: http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-777614/omnia-offerta-call-call-holding/
 

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Call & Call presenta il piano al giudice. Affinchè l’affare vada a buon fine, occorre la disponibilità dell’attuale proprietà che vuole il concordato.

Pistoia, 3 febbraio 2010 – «Signor giudice, per me quest’attività può trasformarsi in un buon business. Ecco qua la mia proposta per l’affitto del ramo d’azienda: sono pronto a far ripartire il lavoro da subito». E’ nell’aula di San Mercuriale fra legali di Answers e Cgil l’imprenditore spezzino-milanese, Umberto Costamagna quando nell’udienza di ieri mattina, formalizza la manifestazione di interesse per il maggiore call center di Pistoia al presidente del Tribunale, Raffaele D’Amora.

Accolto a mo’ di salvatore da qualcuno dei lavoratori assiepati fuori dal palazzo con bandiere e striscioni, il presidente della «Call&call holding» di Milano che a fine dicembre si era già presentato a maestranze e rappresentanti istituzionali, porta una ventata d’ottimismo e poco più tardi dispensa dichiarazioni. Parla di «spiragli di luce» e di una trattativa con i proprietari del gruppo Omega-Phonemedia, che «a breve potrebbe andare a buon fine».

Per tornare a discutere dell’istanza di fallimento presentata da sindacati e Inps, il Tribunale ha fissato un’udienza di intermedia il 24 febbraio, ma Costamagna conta addirittura di poter anticipare i tempi. «Fra un paio di giorni sarò a Roma per alcune verifiche, dopodichè, probabilmente entro il 16 febbraio, fornirò i dettagli della mia offerta. Se tutto, come credo, procederà senza intoppi, credo che sarà possibile riprendere le attività dal 22 febbraio», scandisce i tempi il presidente e fondatore di un gruppo attivo nel settore call center, che conta circa 2 mila addetti e 8 sedi sparse per tutta Italia.

Affinchè l’affare vada a buon fine, occorre la disponibilità dell’attuale proprietà ma pur con tutte le cautele del caso, i sindacati confermano che la volontà del gruppo Omega è quella di «presentare istanza di concordato preventivo, nonchè di affittare e successivamente cedere» Answers a Call&call. Ma quali sarebbero le prospettive per i lavoratori dallo scorso agosto senza stipendio, nè ammortizzatori sociali? «La mia idea — risponde Costamagna — è di farmi carico di tutti i dipendenti. Tutto sarà funzione delle commesse ancora disponibili: lavoreranno quelli necessari per soddisfarle, mentre per tutti gli altri verrà avviata una discussione coi sindacati. Ma con il tempo — precisa — ho intenzione di ripartire a pieno regime con tutti gli addetti in forza al call center. Anche per questo chiederò alle istituzioni pistoiesi di fare la propria parte per sollecitare i clienti».

Simone Trinci

Fonte: La Nazione Pistoia – http://lanazione.ilsole24ore.com/pistoia/cronaca/2010/02/03/288467-answers_offerta.shtml

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(ANSA) – PISTOIA, 2 FEB – Il Gruppo Omega è intenzionato ad avviare la procedura di concordato preventivo del call center Answers con sede a Pistoia, quindi di cedere in affitto e, in un secondo momento, di trasferire definitivamente al gruppo Call & Call le attività dell’azienda pistoiese. A dare l’annuncio sono stati i legali di Omega oggi nel corso dell’udienza di fronte al tribunale di Pistoia, chiamata a decidere sull’istanza di fallimento presentata dalla Cgil di Pistoia. Answers occupa oltre 500 addetti. Umberto Costamagna, presidente di Call & Call ha confermato in udienza l’interesse all’operazione e in caso di conclusione positiva, l’attività potrebbe riprendere già lunedì 22 febbraio. Il giudice ha rinviato il procedimento all’udienza al 21 aprile fissando un termine intermedio al 24 febbraio per verificare se nel frattempo sia stato stipulato il contratto di affitto da Omega a Call & Call. In un comunicato la Cgil di Pistoia definisce il rinvio al 24 febbraio un “risultato molto importante perché fissa un tempo preciso e ravvicinato entro il quale potrebbe realizzarsi l’auspicata svolta di una vertenza che riguarda più di 500 persone nella provincia di Pistoia”. Il sindacato manifesta tuttavia prudenza “nei confronti della dirigenza di Answers-Phonemedia-Omega che non ha fatto della linearità dei comportamenti e della correttezza il proprio tratto distintivo”. (ANSA).

Fonte: regione.toscana.it  http://www.regione.toscana.it/regione/opencms/RT/sito-RT/Contenuti/notiziari/fonti_esterne/ansa/notiziario/visualizza_asset.html?id=183267&pagename=503

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La svolta per i lavoratori della Answers è sempre più vicina. Ieri, il presidente e fondatore della Call&cCall Holding Umberto Costamagna ha incontrato i lavoratori, formalizzando il suo interesse a rilevare il call center di Sant’Agostino. E anche se in questo momento prevale la cautela è vero che ci sono margini per pensare che la trattativa sia sulla strada buona e, salvo ostacoli dell’ultima ora, la Befana porterà il regalo più atteso per la Answers. Anche, perché, l’impresa che si profila è di quelle solide: la holding di Cinisello Balsamo è capogruppo di un network di call e contact center diffusi su tutto il territorio nazionale che opera nel settore dell’outsourcing dei servizi e conta un organico di oltre 2mila persone. Presidente, allora la svolta è vicina. «La cosa importante è che abbiamo manifestato il nostro interesse anche alla proprietà oltre che alle istituzioni. Certo, la questione ancora è delicata, ma c’è sembrato di scorgere un segnale di interesse vero nella proprietà, non a caso ho deciso di venire qui a metterci la faccia, per far sì che l’esperienza positiva di Pistoia continui, questo è un call center di eccellenze e di commesse importanti». Insomma, la cosa è fatta. «No, e non vogliamo nemmeno darla per scontato, ma da parte nostra siamo pronti a lavorarci anche per Capodanno e la Befana, se occorre». Ma se andrà in porto quali saranno le prospettive per il call center di Sant’Agostino? «È nostra intenzione partire alla grande, intanto è bene si sappia che non faremo tagli all’occupazione e, poi, in prospettiva, vorremmo valorizzare una squadra che fino a pochi mesi fa era vincente, magari alimentando la struttura con nuove commesse. È chiaro che non ci accolleremo debiti che non sono nostri, detto questo pensiamo a un futuro di potenziamento e di sviluppo». Quali sono i tempi di questa operazione, considerato che la vertenza è nelle mani della magistratura? «Non credo che dovremmo aspettare molto anche perché c’è sembrato di cogliere una convergenza dall’altra parte a fare velocemente, penso che potrebbe essere fattibile nel mese di gennaio. Anche perché, se dovessimo arrivare a un accordo per un affitto di ramo d’azienda, la questione del commissariamento potrebbe essere superata». Qual è in questo momento la salute del settore? «L’anno scorso è cresciuto dell’11%, nel 2009 del 4% e nel 2010 del 10%. Se si pensa che le percentuali erano sempre a due cifre, se ne deduce che anche qui la crisi si è sentita, però nel complesso il settore ha tenuto. Il problema è la marginalità dei ricavi a causa del costo della manodopera che incide anche per l’80% e l’Irap non è d’aiuto per aziende numerose come la nostra».

fonte: http://cerca.unita.it/data/PDF0114/PDF0114/text49/fork/ref/09365snl.HTM

31 dicembre 2009 pubblicato nell’edizione di Firenze (pagina 46)

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