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CASARANO LA SOCIETÀ CONTA 316 DIPENDENTI. IL PRESIDENTE UMBERTO COSTAMAGNA: «REALTÀ IN CONTROTENDENZA».

Stabilizzati tutti i precari di Call & call Salento a Casarano. Con le 45 assunzioni degli ultimi tre mesi, Call & call Salento, il call center con sede a Casarano, giunge a contare 316 dipendenti, tutti con contratto a tempo indeterminato.

 I numeri del call center di Casarano sono ancora più significativi, se si pensa che l’età media dei dipendenti, il cui 73 per cento è costituito da donne, è di 35 anni.

  Il centro di Casarano è una delle nove sedi di «Call & call» operative in Italia, per un totale di 2607 dipendenti. Nel 2009 il call center di Casarano, attualmente dedicato ad   Enel, ha fatturato poco meno di 5milioni e 500mila euro, pari al 16 per cento del fatturato del gruppo.

 Nei giorni scorsi il numero due di Enel, Gianfilippo Mancini, è stato nel call center di Casarano, decidendo di estendere al resto dei call center di Enel alcune soluzioni adottate a Casarano. E pensare che tutto nacque per la caparbietà dell’ex consigliere comunale Gianfranco Morgante, assecondato dall’ex primo cittadino Remigio Venuti.

 «Oggi – spiega il presidente di Call & call, Umberto Costamagna – siamo il quinto call center a livello   nazionale e siamo l’unico esempio in Italia ad essere riuscito a superare una situazione di crisi drammatica, addirittura continuando ad assumere in un momento in cui tutti licenziano. Si tratta di un risultato che ha del sorprendente, se si pensa che siamo partiti nel 2007 con soli quattro dipendenti a tempo indeterminato e 45 collaboratori a progetto. Oggi, invece, dopo un processo di stabilizzazione, abbiamo 316 dipendenti senza neppure un precario. A breve, inoltre, prenderà vita l’associazione di volontariato “Call Friends” che organizzerà iniziative di solidarietà nei call center del gruppo, attraverso, ad esempio, la possibilità di acquisti solidali. Proprio per questo stiamo contattando alcuni produttori salentini». Insomma, un esempio di eccellenza, come lo definisce il sindaco Ivan De Masi, nel cuore del Salento e destinato a far scuola nel resto d’Italia.  I numeri del call center di Casarano sono ancora più significativi, se si pensa che l’età media dei dipendenti, il cui 73 per cento è costituito da donne, è di 35 anni.

 

 Fonte: http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/olive/ode/GDM/LandingPage/LandingPage.aspx?href=R0RNLzIwMTAvMDMvMjA.&pageno=MjA0&entity=QXIyMDQwMg..&view=ZW50aXR5

In attesa decisioni magistratura sul concordato preventivo.

ANSA) – ROMA, 22 FEB – L’incontro previsto per domani a palazzo Chigi sulla vertenza Eutelia/Agile e in generale il gruppo Omega e’ stato rinviato.

E’ quanto si legge in una lettera della presidenza del Consiglio firmata dal sottosegretario Gianni Letta, in cui si sottolinea la necessita’ di rinviarlo in attesa delle decisioni della magistratura sul concordato preventivo. La vicenda – spiega il segretario nazionale Fim-Cisl Sansone – riguarda riguarda circa 10mila persone del Gruppo Omega.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/02/22/visualizza_new.html_1706358576.html

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Dal tribunale di Novara le novità tardano ad arrivareSolidarietà ai manifestanti dal sindaco Olivo.

Dovranno attender ancora 48 ore i lavoratori Phonemedia prima di conoscere se l’azienda verrà o meno commissariata. Ieri il giudice fallimentare di Novara, dopo aver rifiutato la richiesta di concordato preventivo avanzata da Omega Spa, si è riservato di emettere la sentenza definitiva tra due giorni.
Al grido di «commissariamento subito» i lavoratori Phonemedia hanno manifestato davanti al Tribunale unendosi idealmente ai 7 mila dipendenti che in tutta Italia hanno fatto sentire per l’ennesima volta la loro voce di fronte ai vari Palazzi di giustizia. Hanno atteso per ore la decisione del giudice fallimentare di Novara, chiamato a pronunziarsi sulla richiesta avanzata da Cgil, Cisl e Uilche nei giorni scorsi si erano attivati per chiedere agli organi giurisdizionali l’avvio delle procedure per il commissariamento.
Sotto la pioggia i dipendenti dell call center di viale Magna Graecia hanno urlato la loro disperazione. «Siamo al limite della sopravvivenza, non riusciamo a mantenere più le nostre famiglie.Questa per noi è una giornata decisiva, finalmente sapremo quale sarà il nostro destino, niente più attese,siamo stanchi».
Non percepiscono più lo stipendio da più di cinque mesi gli operatori di Phonemedia, l’azienda fondata da Fabrizio Cazzago nel 2002, diventata nel giro di pochi anni un colosso nel settore dei call center. Almeno così sembrava, se consideriamo che l’azienda poteva contare su commesse quali Telecom, Enel, Vodafone e del fatto che la società arriva ad aprire succursali fino in Argentina e in Albania. Ma a fine 2008, complice la crisi economia, qualcosa non è andata per il verso giusto: gli stipendi cominciano ad essere pagati in due tranche, Cazzago si defila e nel luglio 2009 cede Phonemedia ad Omega spa che avrebbe dovuto risollevarne le sorti. E invece, tutti i dipendenti senza lavoro, senza contributi, né veramento del Tfr e senza un euro in tasca da più di 150 giorni. Dopo ripetuti appelli da parte dei lavoratori all’azienda ricambiati con altrettanti silenzi, pochi giorni fa, il gruppo Phonemedia-Omega ha inviato una lettera comunicando la sua disponibilità all’apertura di un tavolo regionale per la concessione degli ammortizzatori sociali.
«Indifferenti al dramma di uomini e donne lasciati da mesi senza retribuzioni – ha detto Daniele Carchidi, segretario provinciale della Slc Cgil – all’indomani dell’istanza di insolvenza presentata al tribunale di Novara, questi signori si sono accorti che ci sono migliaia di persone in seria difficoltà. Troppo tardi, è sotto gli occhi di tutti la strumentalità di questa richiesta, che di fatto usa il bisogno dei lavoratori, come manovra per evitare il commissariamento». La lettera, in base a quanto riferito dalla Cgil non sarebbe nemmeno attendibile: manca, a loro dire sulla missiva, la data in cui dovrebbe tenersi il tavolo delle trattative e la firma sarebbe illegibile.
«La cosa migliore è che il tribunale di Novara – ha aggiunto Franco Arena segretario provinciale Slc Cgil – si pronunci dichirando l’insolvenza dell’azienda, solo con la nomina del commissario potrà essere garantita la cassa integrazione in deroga e sperare di rilanciare l’attività dando nuove possibilità occupazionali ai lavoratori. Non vogliamo che la cassa integrazione venga concessa ad un’azienda assente che si è rivelata un’ interlocutrice inaffidabile. Non lasceremo la vita di queste persone appesa ad Omega».
Al fianco dei lavoratori c’era anche il primo cittadino Rosario Olivo, l’unica istituzione che ha sostenuto la battaglia dei lavoratori fin dall’inizio. «Solidarietà consapevole e non formale con i lavoratori e con la rappresentanza sindacale. Mi auguro, anzi ne sono certo – ha affermato il sindaco – che si andrà nella direzione del comissariamento. Troppe sono le furbate messe in atto da predoni che hanno lasciato lavoratori e lavoratrici in mezzo ad una strada. Nel caso in cui le cose non dovessero andare come ci auguriamo, troveremo strade alternative dove tutte le istituzioni, nessuna esclusa, saranno chiamate a stare al fianco di questi lavoratori. Di fronte ad un dramma sociale nessuno può diventare sordo, nessuno può tirarsi indietro».
I lavoratori avrebbero voluto che in piazza «almeno per una volta» ci fosse stata anche il presidente della Provincia Wanda Ferro, che ha, però, delegato il consigliere Emilio Verrengia. «L’Ente intermedio più volte ha sollecitato la Regione ad un intervento, richiamando l’attenzione su quegli 11 milioni di euro stanziati e gestiti chissà come. La Provincia, fermo restando le competenze, sarà vicina ai lavoratori».
Oggi altro incontro a Roma nella sede del Ministero dello Sviluppo economico con la triplice e la presidenza del Consiglio dei ministri per discutere della situazione dei call center in Italia e concertare forme di controllo. Una regolamentazione della materia per evitare il moltiplicarsi di società di call center, che generano calo dei prezzi, svalutazione del mercato delle telecomunicazioni e conseguente licenziamento dei lavoratori.
Autore Gabriella Passariello
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A Novara si discute l’istanza di insolvenza, l’azienda non paga gli stipendi da mesi:
Settemila lavoratori mobilitati anche per il vertice di martedì a Palazzo Chigi. Il sindacato: “La prima cosa è togliere la gestione dalle mani del gruppo Omega”.

Leggi il resto dell’articolo di Salvatore Mannironi : http://www.repubblica.it/economia/2010/02/19/news/phonemedia_l_ora_della_verit-2363225/

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Sulle linee dei call center italiani si sentono i primi disturbi. Segnali che annunciano licenziamenti in alcune aziende sparse per lo stivale. Ma in «Call & Call», azienda capofila dell’ omonimo network che raccoglie otto società, il piccolo esercito di addetti armati di cuffia e computer dorme sonni tranquilli. «Non nego che la crisi globale coinvolga anche il nostro settore – esordisce Umberto Costamagna, fondatore della Call & Call Holding e presidente di Assocontact – ma noi abbiamo sempre investito in qualificate risorse del personale. E i risultati non sono mancati. Basti ricordare che dal 2007 al 2008 il fatturato è aumentato del 40% e in sette anni abbiamo stabilizzato, con contratti a tempo indeterminato, ben 1600 persone. Gli ultimi 246, lo dico con orgoglio, nella nostra sede di Locri. Una scelta agevolata anche da finanziamenti della Regione Calabria. Credetemi, investimenti come questi valgono più di un operazione contro la criminalità organizzata». E per il 2009? «Prevediamo un aumento del fatturato del 10% e un incremento delle assunzioni del 5%. Sostituendo subito chi, soltanto per sua scelta, decida di cambiare lavoro e andare via. E poi questo sarà l’ anno della selezione naturale dei nostri clienti: diremo no alle aziende committenti che offriranno contratti al ribasso. Devono capire che chi investe in qualità fa il bene delle imprese e offre un futuro ai lavoratori». Eppure il mondo dei call center, negli anni, è diventato sinonimo di precarietà e sfruttamento, al punto che i cosiddetti telefonisti sono stati definiti «la classe operaia del terzo millennio». A sentir parlare Costamagna, invece, quello stesso mondo sembra quasi un’ isola felice, lontana mille miglia dal film che vide protagonista la Ferilli diretta da Virzì. «Negare che fino al 2000 ci siano stati molti avventurieri, sarebbe sciocco – ammette il fondatore di Call & Call -. Certo anche oggi esistono imprenditori borderline, ma sono davvero marginali. Da due anni a questa parte, poi, grazie a un accordo con governo e sindacati, all’ adesione al contratto delle telecomunicazioni e all’ obbligo di assumere a tempo indeterminato gli addetti inbound, abbiamo intrapreso un’ ottima strada». L’ importante, però, è che i disturbi della crisi globale non diventino frastuoni. «Un’ idea per affrontare l’ arrivo di ulteriori complicazioni economiche, Assocontact ce l’ ha: – conclude Costamagna – trasformare collaboratori a progetto in lavoratori a tempo indeterminato. Lo stipendio? Il 70% con retribuzione fissa e il 30% legato alla produttività. Un’ ipotesi da discutere con l’ apertura di un tavolo sulla flessibilità». MICHELE AVITABILE CALL & CALL D al mare delle Cinque Terre alla Madonnina. L’ avventura imprenditoriale di «Call & Call», azienda fondata nel 2001 da Umberto Costamagna e diventata oggi un network di 8 società, è nata dall’ idea di uno spezino trapiantato a Milano. Da allora ne sono arrivate di telefonate. Tanto che nel 2008 «Call & Call Holding» ha fatturato 30 milioni di euro (+40% rispetto al 2007), impiegando 2000 operatori telefonici. La filosofia societaria? Realizzare call center a misura d’ uomo, dove il responsabile possa chiamare per nome ogni dipendente. Tra i principali clienti ci sono aziende di telecomunicazione, della pubblica amministrazione, dell’ editoria, e del settore energia. Al fianco degli investimenti tecnologici, la holding punta su formazione e offerta di particolari servizi al personale: dall’ adesione a un gruppo di acquisto equo solidale, che permette ai dipendenti di comprare merci sul posto di lavoro, alla nascita di «Libeccio», organ house scritto dagli operatori. M. A.

Autore: Avitabile Michele

Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/26/Dialogo_tra_parti_per_isolare_ce_0_090126036.shtml

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Pistoia 18.02.2010

Finalmente per i Dipendenti di Answers S.p.A. l’ attesa è finita.

Dopo giorni di un’ attesa sempre piu’ spasmodica, quando la scadenza imposta dal Tribunale di Pistoia si avvicinava inesorabile, l’accordo e’ stato sottoscritto. 

Per tutto il giorno i Dipendenti,  da mesi in Assemblea Permanente, hanno aspettato una telefonata dai vertici di Call & Call, a conferma dell’avvenuto perfezionamento del contratto di affitto di azienda e relativo alla ripresa delle attività lavorative dell’azienda pistoiese.

Un’attesa sempre piu’ snervante, in un vortice di conferme e smentite.  Alle 19.30 un gruppetto si sposta al Bar Giulia, per una pausa, per scacciare con un brindisi  l’attesa.

E mai brindisi fu piu’ beneaugurante, al “mitico” Giacomelli, una delle tante colonne portanti di questa Assemblea Permante, squilla il cellulare e un  urlo “è fatta …hanno firmato”  fa girare tutti gli altri avventori e abbracciare e saltare i nostri. 

E poi squilla anche quello di Nicola e poi ……..,……e poi una corsa in auto fino al piazzale dell’Answers,  suonando all’impazzata il clacson, le auto che intorno si fermano, stupite.

E a quel punto l’abbracciarsi e saltare diventa generale, cinquanta, sessanta e poi cento dipendenti, che aumentano in pochi minuti, chiamati dal tam tam degli sms, di facebook, di squilli dei cellulari.

E poi, tra baci e abbracci, e lacrime, ecco  le bottiglie di spumante, gelosamente custodite.

E tra i tanti brindisi mi ritrovo a farne uno con Valter, Valter Bartolini.  -Una delle altre, tante, colonne. -

Gli chiedo un commento e mi risponde con un sorriso….”lo spumante non e’ buono”.

Mi sorridi Valter perche’ lo sai che e’ il migliore spumante che abbiamo mai bevuto, invecchiato per i 101 giorni della Assemblea Permanente, con il sapore fruttato e aspro della lotta, della passione e della speranza.

E sull’etichetta, per sempre, l’ immagine dei 560 Dipendenti di Answers.

E allora……GRAZIE.

Armando Alibrandi

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Lunedì 22 febbraio sit-in davanti al tribunale

“Sciopero permanente per la persistente, drammatica situazione complessiva delle società del perimetro Phonemedia, che conta diverse migliaia di lavoratori in Italia, e quindi dell’azienda Multimedia Planet, con diverse centinaia di addetti in Puglia”. È quanto si legge in una nota della Slc pugliese, che parla di “stipendi non pagati da mesi che mettono in gravissima difficoltà i lavoratori colpiti nella loro dignità personale e professionale”.

Lunedì prossimo, 22 febbraio, si terrà un sit-in di protesta dalle ore 15 alle 17 davanti alla sede del tribunale di Bari in piazza De Nicola.

Affermano i segretari Maria Luigia Bucci (Slc Cgil Bari) e Giovanni Russo (Slc Cgil Puglia): “Solo un pronunciamento da parte dei giudici dei tribunali interessati sulla dichiarazione dello stato di insolvenza per Phonemedia, con relativo commissariamento (quindi amministrazione straordinaria) può aprire una fase nuova con l’attivazione di misure di sostegno al reddito, con ammortizzatori sociali in deroga, abbinati al rilancio occupazionale dei lavoratori in ambienti lavorativi sani”.
fonte:  http://www.rassegna.it/articoli/2010/02/17/58502/call-center-phonemedia-sciopero-oltranza-a-bari

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Per la Procura la Libeccio e’ insolvente.

(ANSA) – MILANO, 16 FEB – Il pm di Milano ha chiesto al tribunale il fallimento della Libeccio, la holding che controlla il gruppo Omega. Nella societa’ romana nei mesi scorsi sono confluite le attivita’ di information technology e i call center ceduti da Eutelia ad Agile, nonche’ un consorzio di 16 aziende raggiungendo 8.200 dipendenti. Secondo la procura, la Libeccio, controllata da 2 fondi inglesi definiti scatole vuote, e’ insolvente. I lavoratori sono da mesi senza stipendi.
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lombardia/2010/02/16/visualizza_new.html_1704419087.html

Non trasferire il call center. Evitare i turni massacranti. 
Protesta degli operatori Telecom che chiedono chiarezza sul futuro.

«I call center non devono essere delocalizzati. Non accettiamo una politica che possa in futuro prevedere tagli al personale e turni lavorativi massacranti che penalizzano la sfera familiare e personale dei lavoratori. Non siamo delle macchine». Alzano la voce i lavoratori dei call center Telecom,che ieri hanno manifestato davanti a Piazza Prefettura per protestare contro il rischio che l’azienda possa cedere alcuni rami d’attività ad altri Gruppi di telecomunicazione «senza palesare il piano aziendale». Uno sciopero preventivo per dire no all’esternalizzazione dei customer service.
Chiedono chiarezza gli operatori Telecom in merito alle indiscrezioni di questi ultimi giorni che parlano di una possibile fusione tra Telecom e Telefonica, con conseguente cessione delle attività dei call center 119 ,191 e 187, della gestione risorse umane e di alcuni settori dell’assistenza tecnica. «Attendiamo dall’azienda un piano industriale di vero sviluppo che tuteli l’occupazione, lottiamo per il rientro in Italia del lavoro ceduto all’estero e sottopagato e chiediamo la convocazione delle parti sociali». I lavoratori Telecom chiedono l’istituzione di un osservatorio regionale per controllare la serietà di aziende «che chiedono di impegnarsi, in un settore come quello delle telecomunicazioni diventato ormai una giungla di illegalità, senza pianificare una reale occupazione che dia stabilità ai lavoratori. Vogliamo evitare che vengano erogati finanziamenti comunitari ad imprenditori che usano il lavoro degli altri per arricchirsi. Siamo preoccupati – ha affermato il segretario regionale dell’Ugl Telecominicazioni Domenico Provenzano – c’è il serio pericolo che l’azienda venga data a persone che non hanno una forte base economica e la conseguenza sarebbe che tra due, tre anni ci sarebbero altri lavoratori a spasso, in un territorio che non ha bisogno di altri disoccupati».
Sono in allarme i lavoratori Telecom per l’abbandono dal territorio delle più importanti aziende di telecomunicazione. «La Calabria è svuotata della sua forza lavoro e dei suoi contenuti. Abbiamo perso anche la direzione regionale Telecom trasferita a Napoli. L’azienda – ha aggiunto l’Ugl – intende creare tre poli: una al Nord con sede a Milano, un’ altra a Roma e al Sud? Di Calabria nemmeno a parlarne. Basta vedere la vicenda che ha coinvolto i lavoratori Phonemedia dove circa 2500 posti di lavoro rischiano di andare in fumo a causa di “predoni” senza scrupoli che arrivano in Calabria per investire e poi da un giorno all’altro le persone si trovano senza un lavoro. Le storie di aziende come Eutelia e Phonemedia ci insegnano che i grandi competitors usano piccoli e medi call center per abbattere il costo del lavoro e massimizzare i profitti». Al sit-in di protesta erano anche presenti le segretarie provinciali dell’Ugl di Catanzaro, Reggio Calabria, Locri e Cosenza rispettivamente Sandro Sestito e Domenico Mazzei, Livio Cutrupi, Anna Capogreco e Guglielmo Nucci. Il sindacato ha annunciato che nei prossimi giorni ci saranno altre manifestazioni e verrà indetta una conferenza stampa «per evitare che questo territorio venga privato ulteriormente di altri posti di lavoro».
Autore: (ga.pa.)
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Gli addetti al call-center TIM(119) hanno indetto per l’intera giornata di lunedì 15 febbraio uno sciopero nazionale proclamato dai Sindacati di Categoria. I motivi, ahimè, tanto per cambiare, riguardano ancora una volta motivi occupazionali e soprattutto la scarsa sicurezza data ai Centralinisti dal nuovo piano industriale. Pertanto, durante la suddetta giornata, potrebbero esservi serie difficoltà nel mettersi in contatto con l’assistenza TIM.